De André a Milano: Cristiano canta Faber, ecco com’è andata

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photo Dino Buffagni

De André è un nome potente, che risuona nella memoria di tutti. Il 15 Maggio al teatro Nazionale Cristiano canta le canzoni di Fabrizio. E noi potevamo non esserci?

De André a Milano. L’antefatto

Correva l’anno 1991 quando uno squattrinato studente, nel primo pomeriggio di un giorno qualunque, passando per caso davanti ad un palaqualcosa, scorse un varco aperto e un gran passaggio di cavi e attrezzature. Colto da illuminazione (“azz, è vero, stasera suona De André!”) senza pensarci un istante si intrufolò all’interno, approfittando della noncuranza dei tecnici, e lì rimase nascosto per parecchie ore fino a inizio concerto, godendosi anche il soundcheck pomeridiano, ovvero Faber che cantava solo per il suo fonico e – senza saperlo – per quello squattrinato studente.

Quella mia deprecabile “bischerata”, oltre a rappresentare un momento indimenticabile, segnò l’inizio della mia dipendenza DeAndreiana e della graduale assimilazione della sua intera discografia.
Chi ha fatto il mio stesso percorso sa quanto profondamente ti può segnare, in senso costruttivo, l’avvicinarti all’opera di tale genio.

Cristiano De André © Dino Buffagni

De André. Il prologo

Mesi addietro il mio amico Gaetano P. mi invita alla conferenza stampa di Cristiano De André presso il John Barleycorn di Gorla, per la presentazione del tour 2017 “De André canta De André”. Ideale continuazione, arricchita di nuovi brani, del tour 2009-10 in cui Cristiano reinterpretava le canzoni del padre.

All’epoca, poiché risiedevo fuori Italia, me lo ero perso. Questa volta non posso mancare per nulla al mondo, è la mia coscienza che me lo impone: lunedì 15 Maggio vado al teatro Nazionale.
Devo confessare di non conoscere bene i lavori di Cristiano De André come autore, ma so essere un musicista, polistrumentista e arrangiatore molto preparato. Soprattutto mi colpì molto, durante la conferenza stampa, la sua genuina e totale dedizione all’opera del padre (differentemente da certi insulsi figli d’arte che “cccioè… no, io rivendico la mia indipendenza artissstica da mio padre, vabbbbene? e la mia musica non è etichettabbbbile”)

Cristiano De André firma gli appunti di Paolo Venturini

De André. Cristiano. L’evento

Teatro stipato, neanche un buchetto libero. Adolescenti-20-30-40-50-60-70-enni.
Scenografia sobria ed efficace, belle le luci. C’è quanto basta, di più sarebbe superfluo.
Band compatta, in formato rock: Osvaldo Di Dio (chitarre), Davide Devito (batteria), Massimo Ciaccio (basso), Max Marcolini (tastiere, arrangiamenti, produzione), Cristiano De André (voce e strumenti a corda vari).

Si inizia. Ecco i miei appunti di un viaggio lungo 30 anni condensati in 2 ore di concerto.
La Canzone Del Maggio: apertura con esecuzione un po’ Dylan-iana.
Qualcosa di inspiegabile mi si muove dentro causandomi subito un nodo alla gola. È inevitabile, sapevo che sarebbe stata una serata emotivamente impegnativa, ma altrimenti cosa viviamo a fare?
Sinàn Capudàn Pascià: canzone avantissima quando era stata scritta (come tutto l’album Crêuza de mä) non dimostra affatto i suoi 33 anni.
Col passare degli anni la voce di Cristiano sembra sempre più somigliante a quella di Fabrizio, e a tratti anche la postura. Questo fa uno strano effetto.
‘A Cimma: grande interpretazione, un po’ rock e un po’ psichedelica, con chitarra wah wah liquida e sognante.
“Gli artisti sono la nostra sola salvezza – riferendosi al padre – non i governi che… giocano a palla con il nostro cervello”. Come non essere d’accordo.
Don Raffaé
Khorakhane’ (A forza di essere vento)
Dolcenera
Ma quanto deve essere esaltante, trovarsi su quel palco con uno strumento in mano a manipolare cotanta eredità artistica?
Una Storia Sbagliata: canzone meno conosciuta di altre, dedicata a Pasolini.
Coda Di Lupo
Hotel Supramonte
Mi aspettavo reinterpretazioni più radicali e invece sono colpito, fino a questo punto del concerto, da una relativa aderenza alle versioni originali delle canzoni.
Il Testamento Di Tito: alcuni accordi modificati rispetto al famoso arrangiamento della PFM, aggiungono un tocco di drammaticità al pezzo.
Canzone Per l’Estate: rivisitata, modernizzata, forse un po’ troppo carica.
Il Bombarolo: condita con organetto circense, chitarra pseudo-western e violino, rende molto bene le tragicomicità del testo.
Dormono sulla collina: bell’arrangiamento, molto cinematico, con finale vagamente proggy.
Questa sembra la parte del set in cui Cristiano osa un po’ di più nel proporre rielaborazioni personali del materiale paterno. La cosa si fa interessante.
Crêuza de mä
Intorno a me diverse persone del pubblico sembrano canticchiare il testo, che però è in genovese strettissimo… che siano tutti trasfertisti da Genova?
La Canzone Dell’Amore Perduto
La Canzone Di Piero: versione intimista e minimale questa di Cristiano, che nel togliere aggiunge qualcosa al brano.
Quello Che Non Ho
Fiume Sand Creek
La prima parte del concerto si chiude in vena rock.
A Duménega: annunciato da Cristiano come “un pezzo al pesto”, riferendosi all’estrema genovesità del brano, A Dumenega parla in realtà di cose ben diverse dalla cucina tipica… leggere la traduzione per farsi un’idea, ah ah.
Volta La Carta
Il Pescatore: arrangiamento derivato da quello storico della PFM (1978), solo leggermente più veloce e ancora più energico!
Era l’ultimo brano in scaletta.
Standing ovation, meritata, davvero. È stata una bella botta emozionale, non c’è che dire.
Ma attenzione: ricompare Cristiano al pianoforte per il Tris!
La Canzone Dell’Amore Perduto – reloaded
Altra standing ovation.
C’è tanta voglia di De André nell’aria, soprattutto in questi tempi così confusi.
Cristiano ha colto nel segno.
Chi lo avesse perso a Milano, occhio alle prossime date, il tour non è finito.

Paolo Venturini

Che vita sarebbe senza musica e... Milano. Da Milano mi ero allontanato alcuni anni, pentendomene perché mi mancava da morire, e adesso che sono tornato voglio recuperare il tempo perduto. La musica, almeno quella, me la sono portata sempre dietro. Fra le due c'è però una connessione profonda, creata dai luoghi e dalle persone, che amplifica il piacere di entrambe.
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