Musica live al Base: siamo tornati a Italica per gli Itaca e i Camillas

Rieccoci al Base per un’altra puntata della rassegna “Italica”

Rieccoci al Base per un’altra puntata della rassegna “Italica”: sul menu gli Itaca e i Camillas. A quasi tre mesi dalla prima serata della rassegna Italica, in cui avevamo potuto apprezzare Massaroni Pianoforti e Kama, siamo tornati al Base. Anche questa sera l’organizzatore Barnaba Ponchielli ci propone una “double feature”: gli Itaca e i Camillas. Sentiamoli.

Itaca live @ Base

Signore e signori, in diretta dai primissimi anni ’80… i Krisma!
A chi si stesse chiedendo se è una battuta o un complimento, dirò che i Chrisma/Krisma del periodo 1977-82 sono stati dei grandi! (in troppi ce ne siamo accorti tardi, qualcuno ancora no)
Le voci, le movenze, l’abbigliamento, i suoni degli Itaca ci portano a 35 anni fa. Gli unici elementi che tradiscono contemporaneità sono il laptop con le basi musicali (niente band dal vivo) e le luci a led comandate dal computer.
Show un po’ fai-da-te, con i due che mentre cantano azionano gli effetti fumogeni e abbozzano mini-coreografie, sempre rigorosamente reminiscenti del primi ’80.
Poi, colpo di scena: gli Itaca si presentano e rivelano di essere “teteski ti Cermania” (Albertine Sarges e Sebastian Eppner), eppure hanno gli attributi per scrivere e cantare in italiano. Incompresi nel loro paese (per ragioni linguistiche) tanto quanto i Krisma lo furono nel nostro (per ragioni di snobismo esterofilo?).

Spiazzato sulle prime da tutta questa cornice retrò, incomincio a concentrarmi sulle canzoni, e realizzo brano dopo brano che le idee non mancano, neppure l’originalità (merce rara), e nemmeno la simpatia (merce ancora più rara). La validità della loro scrittura mi si palesa quando staccano il PC, tirano fuori una chitarra acustica, ed eseguono unplugged un paio di pezzi che rivelano un “lirismo” particolarissimo e insospettabile, vista la loro veste scenica.

Ecco, se mai leggeranno questa recensione – il loro livello di italiano glielo consente certamente – vorrei chiedere loro se hanno mai pensato ad una svolta acustica, magari avvalendosi di un paio di musicisti di supporto: la fondamentale impostazione dream-pop degli Itaca, abbinata a suoni più rarefatti e naturali, potrebbe essere una combinazione ancora più originale e ipnotica, come i 2 brani unplugged hanno secondo me dimostrato.

Comunque bravi, e non supponenti. E poi, scusate, dove la trovate nel 2017 un’altra band che vi vende le musicassette?!?

I Camillas live @ Base

Siamo uno dei gruppi più importati d’Italia, il resto è storia… fate voi“. Ecco, con questa auto-presentazione dei Camillas la recensione si è già scritta da sé.

Sono tre folli saltimbanchi senza regole, tranne una: far scatenare il pubblico.
Sfugge il confine tra improvvisazione e brani scritti, sfugge talvolta il senso delle loro parole, non sfugge invece il loro obbiettivo: far scatenare il pubblico.

E il pubblico di questa sera al Base si fa scatenare per benino, non c’è che dire. Anche perché centrato sulla fascia 25-30 (che la partecipazione a Italia’s Got Talent 2015 abbia determinato questa polarizzazione?).
Comunque molto divertenti e contagiosi, ho riso anch’io, anche se non sono sicuro di aver capito perché.
Sul piano musicale si apprezzano le loro “tecniche” di decomposizione / destrutturazione della canzone pop, basate su ripetizioni ipnotiche di frammenti, su nonsense, e su spoken word all’italiana: fiumi straripanti di parole su basi melodiche. A mio personale gusto i risultati artistici non sono sempre esaltanti, ma sono pronto a ricredermi quando avrò ascoltato per benino il loro ultimo CD “Tennis D’Amor” (quelli precedenti sembrano diventati irreperibili, almeno sui canali di vendita online)
Mi rimane solo un dubbio: che nel dire “Siamo uno dei gruppi più importati d’Italia” un pochino ci credano veramente.

Paolo Venturini

Che vita sarebbe senza musica e... Milano. Da Milano mi ero allontanato alcuni anni, pentendomene perché mi mancava da morire, e adesso che sono tornato voglio recuperare il tempo perduto. La musica, almeno quella, me la sono portata sempre dietro. Fra le due c'è però una connessione profonda, creata dai luoghi e dalle persone, che amplifica il piacere di entrambe.
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