Parco della Vettabbia: una mini via Francigena a Sud di Milano

Il Parco della Vettabbia di Milano, nella Valle dei Monaci, è uno dei quei percorsi tra arte, storia e natura che ancora sanno stupirci

Pensavo di aver visto tutto, di aver conosciuto e segnalato tutti i “cammini” e i percorsi che si possono godere in una scampagnata alle porte di Milano, o del sano hiking come dicono quelli bravi, al posto delle tappe della via Francigena e senza spingersi fino a Santiago di Compostela, e poi ho scoperto un angolo di paradiso a due passi dalla fermata Brenta, a sud di Milano.

Bisogna aguzzare la vista, non lasciarsi intimorire dall’estremo sud che da via San Dionigi porta verso le campagne in direzione Chiaravalle, per lasciarsi catturare dalla scritta bianca su fondo marrone, tipica delle insegne che indicano bellezze naturali o capolavori dell’arte o itinerari turistici.

Certo, non stiamo parlando del “Parco dei Parchi” o del tragitto così lungo che vi farà svoltare la vita, ma il Parco della Vettabbia, incastonato tra Milano e Chiaravalle, conserva ancora il fascino dei pellegrinaggi medievali, delle esplorazioni dei tempi che furono, con gli aironi pronti a far capolino da quel laghetto o quella marcite. Insomma, vale la pena dedicarli un pomeriggio.

Parco della Vettabbia: la storia

Il Parco della Vettabbia si trova nella Valle dei Monaci, territorio situato nel Parco Agricolo Sud Milano.

Dotato una rete di più di 40 realtà, è uno dei luoghi più significativi della storia meneghina, grazie all’opera dei monaci cistercensi dell’Abbazia di Chiaravalle (1135) e al lavoro millenario dell’uomo che ha sempre reso la Vettabbia “flumen mediolanensis” anticamente navigabile.

In epoca medievale il tragitto lingo la roggia della Vettabbia partiva dalla Basilica di San Lorenzo Maggiore, nel cuore di Milano, e correva fino a gettarsi nel fiume Lambro.

Si tratta dunque di una terra d’acqua colonizzata già dai romani, intorno alla quale una rete viaria collegava le terre bonificate – rese fertili dai monaci delle abbazie – alle numerose cascine e  grange. Il tutto era gestito da un fitto sistema di collegamenti per i commerci,  i cammini e le rese agricole.

Sembra incredibile, oggi, ma le acque della Vettabbia sono state fondamentali per la navigazione dei monaci, dei pellegrini, per i commerci per raggiungere la via Francigena e incamminarsi verso Roma, oltre che per provvedere all’irrigazione di campi e marcite.

Fu sempre così, o almeno, fino al peggioramento nel secondo dopoguerra e alla realizzazione del Depuratore di Nosedo (2004), che comportò un determinante intervento di bonifica.

Parco della Vettabbia: cosa vedere

Il parco della Vettabbia è diviso in grandi aree, con caratteristiche e aspetti agro-forestali e naturalistici diversi tra loro.
Ci sono aree boscate, siepi, filari, fasce boscate e vegetazione ripariale, fossi e canali, zone a prato calpestabile e campi coltivati.

Parco della Vettabbia: cosa non perdere

Il giardino dei frutti antichi
Con oltre 300 alberi di varietà non più impiegate nella produzione agricola corrente.
Fa parte di un programma di formazione per avvicinare alla vita agricola ragazzi.

A comporre il frutteto:

  • meli (Malus domestica) nelle varietà ‘Golden Delicious’, ‘Granny Smith’, ‘Imperatore’, ‘Limoncella’, ‘Regina delle Renette’, ‘Renetta bianca’, ‘Royal Gala’, ‘Stark’, ‘Top Red’ e ‘Verde doncella’;
  • ciliegi (Prunus spp.) nelle varietà: ‘Bella di Pistoia’, ‘Bing’, ‘Blanquilla’, ‘Burlat’, ‘Durone di Cesena’, ‘Ferrovia’, ‘Van’;
  • peri (Pyrus communis) nelle varietà ‘Abate’, ‘Butirra Morettini’, ‘Castel’, ‘Coscia’, ‘Santa Maria’, ‘Spadona’ e ‘Tendral’.
    (Testo Maddalena Tommasone | ambiente@nocetum.it)

Parco della Vettabbia: consigli per visitarlo

Personalmente vi consiglio di perdervi a piedi, solcando i sentieri tra prati e canneti.

In qualche punto sarete interrotti dal rumore di un ruscello, dal passaggio di una bicicletta, da un trattore, e non sarà insolito sentire il profumo dell’erba, il frinire delle cicale, lo scoccare della Ciribiriciaccola, la torre campanaria dell’abbazia incastonata in mezzo a vecchie cascine.

Per chi volesse rimanere aggiornato, il sito www.valledeimonaci.org contiene tutte le informazioni apposite, un calendario degli appuntamenti sempre aggiornato e una newsletter per rimanere aggiornati.

Sono nata al Fatebenefratelli, zona Brera, una delle zone più bohemienne di Milano, che non poteva che portarmi alla laurea in Storia dell'Arte. Nel 2009 ho fondato Milanoincontemporanea per non metterla da parte.
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Circa Paola Perfetti

Sono nata al Fatebenefratelli, zona Brera, una delle zone più bohemienne di Milano, che non poteva che portarmi alla laurea in Storia dell'Arte. Nel 2009 ho fondato Milanoincontemporanea per non metterla da parte.

  • Angus Wolf

    2 cose 2 dovevate scrivere: (rimbrotto amorevole)
    – dove si parte
    – dove si lascia la macchina
    Stop.
    Grazie comunque bell’articolo.

    • Ciao Angus Wolf, hai ragione!
      Non credo ci siano un inizio e una fine prestabiliti.
      Personalmente suggerisco il percorso che ho fatto io: macchina lasciata al parcheggio libero davanti al depuratore di Nosedo, direzione Chiaravalle, e ritorno.
      C’è un bel parcheggio libero anche alle spalle dell’Abbazia. Quindi potresti provare a fare il contrario del mio percorso e poi dirmi com’è andata. Grazie a te della segnalazione!