Storia del Palazzo di Gelso, il castello di Piazzale Libia a Milano

C’era una volta, e c’è ancora, un palazzo che sembra un castello incantato, che nasconde una storia di sete e operai laboriosi…

Milano, piazzale Libia angolo via Silio Italico. A molti non dice granché. Per chi aguzza lo sguardo e ama andare a caccia di chicche di Milano questa indicazione corrisponde all’indirizzo di un enorme palazzo, ampio quanto l’intero isolato.

Sorprende per quanto è massiccio. Attira per quelle griglie di ferro battuto alle finestre, ampissime, neanche fosse un castello medievale.

Il bugnato, caratteristico rivestimento in pietra e cotto tipica di un certo Rinascimento fiorentino, stonano con il tran tran quotidiano milanese, fatto di tacchi a spillo, handbag portate in punta di… interno gomito e auto.

Ma quelle griglie: che storia raccontano?

C’è un personaggio effigiato mentre coglie qualcosa da un albero. Ce n’è un altro intento al lavoro. Sono bachi da seta. Siamo in una casa di proprietà di imprenditori della seta.

Arriviamo così a scoprire l’esistenza della fabbrica della famiglia Lisio, che qui aveva il suo quartier generale.

Al piano terra, c’erano i laboratori, le fabbriche, gli operai, il via vai del lavoro.

Al piano nobile, superiore, gli appartamenti dei padroni.

Ancora più sopra, gli ambienti della servitù.

Erano i coniugi Giuseppe e Fidalma Lisio.

Amanti del Rinascimento (tanto per capire la loro cultura, parliamo di amici stretti di Gabriele D’Annunzio), tra il 1924-30 arrivarono a Milano dopo l’apertura di un negozio di successo a Firenze. Allora fecero erigere il loro castello-palazzo-fabbrica in stile liberty, con le decorazioni del pianterreno usate come ‘cartelloni pubblicitari’ della loro attività. Che includeva tutte le fasi di lavorazione della seta, dalla raccolta dei bozzoli alla filatura.

Chi ha avuto la possibilità di varcare la soglia e scoprire gli interni ne ha ammirati i decori in stile rinascimentale, un grande affresco riportando le storie del commercio della seta, “le scale e l’ascensore decorati in ferro battuto floreale riproducente rami di gelso”.

Una storia ancora segreta e solo parzialmente riportata alla luce. Esattamente come una bella farfalla imprigionata nel suo baco da seta.

Fonti: Urbanfile, Milanopolicroma e Fondazione Lisio

Sono nata al Fatebenefratelli, zona Brera, una delle zone più bohemienne di Milano, che non poteva che portarmi alla laurea in Storia dell'Arte. Nel 2009 ho fondato Milanoincontemporanea per non metterla da parte.
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Circa Paola Perfetti

Sono nata al Fatebenefratelli, zona Brera, una delle zone più bohemienne di Milano, che non poteva che portarmi alla laurea in Storia dell'Arte. Nel 2009 ho fondato Milanoincontemporanea per non metterla da parte.