Pillole di JazzMi: Sun Ra Arkestra al Santeria Social – La RECENSIONE

Giorno 3 di 11 del JAZZMI, sabato sera con i Sun Ra Arkestra, mito della musica afro-americana tanto quanto Miles Davis e John Coltrane!

Giorno 3 di 11 del JAZZMI. Oggi super-pillolona di JAZZMI: i Sun Ra Arkestra al Santeria Social Club. No, dico, i Sun Ra Arkestra! Se non fosse chiaro, ripeto e sottolineo: i Sun Ra Arkestra a Milano, a 20 minuti di bici da casa!!!

Eh no, non è roba di nicchia, come ho sentito dire da qualcuno, che quasi lo insultavo. I Sun Ra Arkestra sono nel mito della musica afro-americana tanto quanto Miles Davis e John Coltrane.

In attività dagli anni ’50, sotto la guida di quel folle di Sun Ra, hanno fatto cose impensabili per i loro contemporanei. Sun Ra non è più tra noi – ci ha lasciati nell’ormai lontano 1993 – ma il suo braccio destro Marshall Allen (classe 1924 e faccia da folletto) e gli apostoli della Arkestra portano ancora il giro per il mondo il suo verbo.

Quindi stasera grande emozione.

Arrivo con abbondante anticipo al SSC e vedo la coda. Infastidito? Macché: ricolmo di felicità e contentezza nel vedere tanta gente gggiovane in fila per gli Arkestra, che sulla carta sono veterani del jazz, ma nella pratica hanno decenni di ispirazione e di eredità intellettuale da regalare a chi verrà.

Tanta ma proprio tanta bella gente. Non quella da clubbing e della Milano da bere, per intenderci, ma del tipo che attacchi a parlare con X, Y e Z accanto a te (mai conosciuti prima) e non la smetti più, tutti consapevoli della portata spazio-temporale – con gli Arkestra è proprio il caso di dirlo – e della cross-generazionalità dell’evento musicale che si sta condividendo.

Come è stato?

Per chi conosceva già la musica di Sun Ra: un esaltante showcase di alcuni stili del loro sterminato repertorio – e dico solo alcuni perché hanno contenuto la loro natura più astratta, free e improvisational – oltre che del loro bizzarro guardaroba, con citazioni di tutti i pianeti del sistema solare, delle astronavi e dei viaggi interplanetari dalle loro prime discografiche (fine anni ’50 – Jazz in Silhouette) in avanti.

Per chi non la conosceva, e magari è venuto al concerto al rimorchio di amici/fidanzati/e, un ottimo punto di partenza che, a giudicare dalle facce, non ha lasciato nessuno indifferente.
Per tutti: una gran bella festa.

Paolo Venturini

Che vita sarebbe senza musica e... Milano. Da Milano mi ero allontanato alcuni anni, pentendomene perché mi mancava da morire, e adesso che sono tornato voglio recuperare il tempo perduto. La musica, almeno quella, me la sono portata sempre dietro. Fra le due c'è però una connessione profonda, creata dai luoghi e dalle persone, che amplifica il piacere di entrambe.
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