Pillole di JazzMi: Makaya McCraven @ Biko – la recensione

JazzMi, la nostra ultima recensione di quest’anno: siamo andati a vedere Makaya McCraven, batterista figlio d’arte, e il suo quartetto elettro-jazz.

Giorno 10 di 11 di JAZZMI, che non poteva non passare dal Biko, locale di riferimento per la musica black.

Anzi, c’era già passato il 03 novembre con Masego e il 09 novembre con Oddisee, ma noi abbiamo deciso di andare a vedere Makaya McCraven, batterista figlio d’arte, e il suo quartetto elettro-jazz composto da Junius Paul (basso elettrico), Greg Ward (sax alto), Ben Lamar Gay (cornetta ed elettroniche).

La forma musicale prevalente di questa formazione è una serie di “journeys”– come le ha definite Makaya stesso – che, contrariamente a quanto potrebbe evocare questo termine, non sono né trip psichedelici, né droni ipnotici, né improvvisazioni collettive in chiave free.

Queste “journeys” sono piuttosto lunghe suite jazz (non ho cronometrato ma direi sui 15-20 minuti in media cadauna) fatte da tanti frammenti / movimenti interconnessi, impalcati da energici poliritmi (d’altra parte è la band di un batterista), sostenuti da loop di basso grassi e grossi (che mi hanno ricordato vagamente lo Sly Stone di “There’s a Riot Going On”), e colorati dai suoni di sax e cornetta alternati e sovrapposti a voci trattate e suoni sintetici.

Più che di musica composta vs. improvvisata, parlerei di musica “pianificata”: lunghe strutture modulari, concepite come macro-architetture, all’interno delle quali si inseriscono micro-composizioni istantanee. Un po’ come il piano urbanistico di una città, che non impone la forma e la funzione dei singoli edifici, ma determina la rete viaria e gli spazi all’interno dei quali si può edificare, nel rispetto di determinate regole.

Questa mi è sembrata la caratteristica più originale del quartetto guidato da Makaya che potrebbe attirare, oltre gli appassionati di jazz elettro-acustico contemporaneo, anche coloro i cui gusti musicali si sono formati su certo jazz-rock anni ’70.

Bene, per me il JAZZMI 2017 finisce qui, ho fatto il pieno di grandi momenti musicali, ben oltre le aspettative, e non vedo l’ora che cominci la prossima edizione 2018.

Prima di lasciare il Biko faccio quattro chiacchiere con la vulcanica Otta – colei che sta dietro l’intensa programmazione del locale – che mi illumina su alcune prossime date che potrebbero farci tornare qui. Quindi… continuate a seguirci!

Paolo Venturini

Che vita sarebbe senza musica e... Milano. Da Milano mi ero allontanato alcuni anni, pentendomene perché mi mancava da morire, e adesso che sono tornato voglio recuperare il tempo perduto. La musica, almeno quella, me la sono portata sempre dietro. Fra le due c'è però una connessione profonda, creata dai luoghi e dalle persone, che amplifica il piacere di entrambe.
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