Obej Obej o O bej! O bej? Che cosa sono e perché si chiamano così?

La fiera simbolo del Natale meneghino vanta una lunga tradizione. Scopriamola insieme e diamo il via alle celebrazioni per Natale 2017!

Dovrebbero usarlo come test di “milanesità”: se non lo sai scrivere, via, niente residenza! Scherzi a parte, anche i meneghini D.O.C. fanno fatica a ricordarselo giusto: Oh Bej! Oh Bej! oppure obej tutto attaccato?

Comunque la si metta, la festa si chiama così perché dedicata agli “o belli o belli”, riferito ai bambini che affollavano Piazza Sant’Ambrogio nei giorni dell’Immacolata e del patrono di Milano.

Gli Oh Bej Oh Bej sono un cult: uno di quegli indizi che, pur in una città caotica e multiculturale come la nostra, ci fanno dire o bella, è Natale!

Anche quest’anno, come da secoli, l’appuntamento si rinnova dal 6 all’8 dicembre.

Tutto uguale come sempre? Non proprio: da un paio d’anni la fiera dei dolci e delle idee regalo non si trova più davanti alla chiesa romanica intitolata al vescovo di Milano, bensì nell’Area intorno a Castello Sforzesco rimessa a nuovo e tutta pedonale.

Nonostante gli effetti della globalizzazione, però, nel segno della tradizione si troveranno i soliti caldarrostai, i dolciumi, gli addobbi di natale e le statuine del presepe, i firunatt  – i classici venditori di castagne infilate affumicate (buone da mettere anche sull’albero) e ancora rigattieri, fioristi, artigiani, mestieranti, venditori di stampe e libri, maestri del ferro, giocattolai, produttori di miele per un totale di 424 espositori. Quelli della tradizione lunga cinque secoli.

El firunatt, venditore di castagne, 1915

El firunatt, venditore di castagne, 1915

Ma da dove arrivano gli Oh Bej Oh Bej?

Pare che la festa patronale dedicata a Sant’Ambrogio sia attestata fin dal 1288, mentre l’organizzazione e soprattutto il nome del mercatino degli Oh Bej Oh Bej come lo conosciamo oggi sia verificata per la prima volta nel 1510!

Anche la zona era diversa: la festa in onore di Sant’Ambrogio non era intorno alla basilica del patrono di Milano ma aveva il suo cuore nella zona di Santa Maria Maggiore, che oggi coincide con l’attuale Piazza dei Mercanti (quindi a due passi esatti dal Duomo).
Dopo tre secoli e nel 1886 si è spostata tutto intorno alla superba Basilica di Sant’Ambrogio, dove è rimasta fino a un paio di anni fa.

Oh Bej Oh Bej: la storia

Tutto é cominciato quando Papa Pio IV invia nella città della Madonnina il Gran Maestro dell’ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, Giannetto Castiglione con il compito di riaccendere l’entusiasmo religioso nei fedeli milanesi. Appena arrivato in città, Castiglione decide per un metodo vecchio quanto il mondo: per accattivarsi la popolazione locale comincia a distribuire ai bambini pacchi pieni di dolci e stracolmi di giocattoli.

Neanche a dirlo, mentre il corteo del Gran Maestro procede in parata verso la Basilica ambrosiana per rendere omaggio alla tomba del santo, il suo seguito diventa in breve tempo un faraonico tripudio di bambini festanti che, alla vista di tutte quelle prelibatezze e di tutti quei ninnoli, cominciano ad esclamare felici “Che belli, Che belli!”, che in dialetto milanese suona proprio come: “Oh Bej Oh Bej”.

Da allora e venendo ai giorni nostri, questo della presenza di dolciumi e giocattoli è rimasto uno degli aspetti imprescindibili per la buona riuscita del mercatino di Natale per eccellenza della metropoli lombarda. Certo, un tempo la fiera esponeva prodotti poveri e soprattutto gastronomici come i tradizionali ‘firon’, cioè le castagne da caldarroste infilzate a decine in lunghi fili avvolti; ma alcune delle leccornie del passato sono rimaste nel cuore (e nella gola) di molti ancora oggi, come il castagnaccio e la mostarda.

Non di sole squisitezze però è fatta, da sempre, la fiera degli Oh Bej Oh Bej: passeggiando per le bancarelle strabordanti di luci e suoni – magari smangiucchiando anche qualche castagna e sorseggiando un bicchiere di vino, proprio come si faceva una volta – ecco che é possibile trovare – esattamente come un tempo – bambole di pezza, qualche vestito “retrò” (che i fashionisti di oggi apprezzano in quanto “vintage”) e poi oggetti artigianali, di antiquariato e persino maestri del cuoio e del vetro che rapiscono gli occhi dei curiosi e dei passanti che li osservano intenti nel loro lavoro.

Insomma, il Natale è arrivato. Accorrete Oh Bej Oh Bej!

Sono nata al Fatebenefratelli, zona Brera, una delle zone più bohemienne di Milano, che non poteva che portarmi alla laurea in Storia dell'Arte. Nel 2009 ho fondato Milanoincontemporanea per non metterla da parte.
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Circa Paola Perfetti

Sono nata al Fatebenefratelli, zona Brera, una delle zone più bohemienne di Milano, che non poteva che portarmi alla laurea in Storia dell'Arte. Nel 2009 ho fondato Milanoincontemporanea per non metterla da parte.