Salumeria della Musica: prima della chiusura, il live dei La Municipal

La Salumeria della Musica chiuderà a fine aprile. Una malinconica recensione, ringraziamento a uno dei luoghi cult della musica dal vivo a Milano

In parte, questo è un articolo che non avrei voluto scrivere, perché è un addio ad un posto che mi sta a cuore – come sta a cuore a molti milanesi – e che a fine Aprile chiuderà. E gli addii sono addii, inutile indorare la pillola, altrimenti li avrebbero chiamati arrivederci.

Guardate le foto, che non rendono giustizia ad un luogo con una fortissima personalità: vi sembrano le immagini di un locale con i giorni contati?

Questo pezzo lo dovevo alla Salumeria, è un piccolo gesto di affetto a fronte dei tanti bei concerti che ci ho visto e di alcuni momenti davvero epici, con artisti italiani e internazionali di livello intergalattico, sia nel campo del jazz che del cantautorato, per non parlare delle persone che vi ho incrociato, incontrato, conosciuto… E tutti quei momenti andranno persi nel tempo come sorrisi in una Polaroid che sbiadisce (bella questa, chissà da dove l’ho copiata).

Ecco, quest’immagine diciamo… struggente, ci porta alla seconda parte dell’articolo, che è invece un benvenuti (o bentornati) a Milano ai La Municipal, gruppo salentino costituito dai fratelli Carmine e Isabella Tundo, attivo dal 2013, album d’esordio pubblicato nel 2016 (“Le nostre guerre perdute”) + EP presentato proprio in questi giorni (“B side”).

I La Municipal si rivolgono manifestamente ad un pubblico giovane e, pur inserendosi in un filone cantautorale già piuttosto sfruttato, li trovo più interessanti di altri loro colleghi italiani della serie “ventenni sospesi nell’incertezza del futuro e nell’insicurezza dei propri sentimenti, consapevoli di quello che lasciano ma ignari di quello che troveranno, persi nella ricerca di un’identità, disillusi fino alla nausea, ma in fondo poi chissenefrega e amen”.

Cioè, anche i La Municipal cantano più o meno queste cose, ma secondo me hanno un vantaggio competitivo rispetto ai loro peers che è così sintetizzabile: non sono pallosi. Sfoggiano più gusto e meno pretenziosità di altri loro contemporanei. Questa almeno l’impressione dopo aver ascoltato tutto il loro album di esordio, che mi ha convinto a venirli a sentire dal vivo qui alla Salumeria Della Musica.

Qualcuno obbietterà che la scelta di una band malinconica per quella che verosimilmente sarà la mia ultima serata in Salumeria equivale a prendersi una sbronza triste dopo essere stati traditi dal tuo migliore amico.

In realtà, dal vivo, i La Municipal risultano più frizzanti e rockeggianti di come me li sarei aspettati.
E poi la loro è una malinconia lieve, mediterranea, ariosa, al punto che nella canzone ambientata Milano la nebbia è perfino profumata (che è vero! ma vallo a spiegare ai miscredenti).
E poi non manca qualche tocco di ironia, che è una bella barriera difensiva contro la seriosità coatta.
E poi i fratelli Tundo hanno davvero un bel senso della melodia.
E poi la loro esibizione scorre tesa e senza un momento di noia o un brano riempitivo.
Mia immagine preferita: “E poi ti accorgi che stai invecchiando male / cercando pace dentro le universitarie / che ascoltan Brondi e sono belle come il sole / e se non basta poi ci sono le…” (da Lettera Dalla Provincia Leccese).

Anch’io forse sto invecchiando male, se mi aggrappo alle cose e ai luoghi del passato, e se uscendo dal questo cancello di via Pasinetti stanotte vorrei portarmi via qualche pezzo del locale prima che venga smantellato. Magari la locandina di Colorado Café (di cui alla Salumeria si tenne la prima edizione); anzi no, quella bella scritta luminosa Blue Note Records vicino all’ingresso (che ci ricorda l’originaria e principale vocazione del locale); oppure uno dei prosciutti (finti) che penzolano sopra l’area cucina…

Paolo Venturini

Che vita sarebbe senza musica e... Milano. Da Milano mi ero allontanato alcuni anni, pentendomene perché mi mancava da morire, e adesso che sono tornato voglio recuperare il tempo perduto. La musica, almeno quella, me la sono portata sempre dietro. Fra le due c'è però una connessione profonda, creata dai luoghi e dalle persone, che amplifica il piacere di entrambe.
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