Intervista a Maria Latella @ Milano(incontemporanea)

Per una volta le domande le abbiamo fatte noi. La Direttrice di A, la famosa giornalista e conduttrice Maria Latella, si è concessa alle curiosità di un selezionato numero di blogger in occasione del compleanno della sua rivista. E … c’eravamo anche noi di Milanoincontemporanea!

Del mega party per i primi 5 anni di A vi abbiamo parlato venerdì, subito dopo il grande evento che si è tenuto infatti lo scorso 5 maggio presso la favolosa Terrazza Martini di Piazza Diaz a Milano (e non perdete la nostra photogallery con la carrellata di Vip!).

La sempre appassionata direttrice Maria Latella con grande sincerità e piena di humor si è lasciata andare ad una chiacchierata informale e ci ha accolto così.

Intanto benvenute a voi blogger, signore potentissime! Lei è Laura Penitenti, la publisher di A, capo della direzione dei femminili RCS. Si occupa della parte marketing, supporta il direttore nella direzione del prodotto, il contenuto economico, organizza le feste (ride).

Come nasce una copertina di A?

Nasce parlandone con molte persone. Non è una cosa semplice anche perché, lo sapete, una copertina può fare o no il successo del giornale per quella settimana. Ne parliamo con Laura e con il nostro direttore creativo che è francese e si chiama Florence Rousseau e vive a New York – per renderci le cose più semplici … (ride).

A questo punto, approfittando delle immagini che scorrono con le top copertine di A …ci chiede quale, secondo noi, è una copertina particolarmente riuscita e qual è quella che non ci è piaciuta.

Questa è Shasha la nostra fashion director: anche lei per renderci le cose più semplici vive a New York. La copertina di Natalie Portman è andata molto bene in edicola, forse perché il personaggio piace e il suo successo è recentissimo. Oggi festeggiamo i nostri cinque anni e questo è quello che abbiamo chiamato Il Muro del Vanto: l’anno scorso siamo stati il settimanale italiano più citato all’estero.

Qual è la copertina di A che ha venduto di più nella storia?

In questi cinque anni probabilmente le copertine che hanno venduto di più sono state nel primo anno quella dell’allora Madame Sarkozy, Cécilia Ciganer-Albéniz, prima del divorzio. Poi aveva venduto molto bene anche Brad Pitt; negli anni successivi si sono piazzate ai primi posti le italiane: Simona Ventura vende sempre molto bene quando la mettiamo in cover, così come Michelle Hunziker, Vanessa Incontrada,… il maschio che recentemente ha venduto meglio è Luca Zingaretti, un paio d’anni fa era andato bene anche Hugh Jackman.

E invece quali sono stati i peggiori, i flop?

Mi duole molto dirlo ma le lettrici non hanno apprezzato il fascino e la potenzialità sexy di Al Gore, e non so perché. Era una copertina molto autorevole per noi, con un fotografo americano straordinario, l’abbiamo scattata a casa sua in Tennessee, insomma ci avevamo investito molto ma sapevamo che, essendo il potenziale sexy di Al Gore inferiore alla sua fame internazionale, non sarebbe stata una copertina facile. È andata bene ma non ha fatto sicuramente delle grandi cifre. (Laura Penitenti aggiunge: un po’ ce lo aspettavamo ma abbiamo deciso di farla lo steso). Prima per esempio è passato sullo schermo Claudio Bisio fotografato con una oliva del Martini insieme a Nancy Brilli: loro sono stati una nostra copertina di due o tre anni fa e il regista Fausto Brizzi, proprio dopo averla vista, ha deciso di farli lavorare insieme nel film. A volte le copertine ti suggeriscono delle cose che magari…

E Alessia Marcuzzi?

Noi alla Marcuzzi dedichiamo in media due/tre copertine all’anno, primo perché ci è molto simpatica e noi siamo molto umorali, quelli che non ci stanno molto simpatici non sempre li mettiamo… e poi è una donna come A: è sincera, spontanea, fa quello che le pare, si è innamorata di Facchinetti e si è innamorata di Facchinetti, e ci piace molto.

Sarah Jessica Parker?

Lei è stata la prima cover di A e ci ha portato molta fortuna. Io l’ho conosciuta qualche anni fa a Roma e quando le dissi che lei era stata la nostra prima copertina fu molto carina. La trovo una vera professionista. A dire il vero, è il suo personaggio che ci piace perché che donna sia Sarah Jessica Parker noi non lo sappiamo. L’abbiamo intervistata due volte, ma è il suo personaggio Carrie ad esserci subito molto simpatico. Devo ammettere che devo molto a Sex and the City, non so voi, ma…

(Consenso generale)

In questi 5 anni di A, quale è stata la soddisfazione più grande? Il ricordo più bello?

Molti bellissimi ricordi sono legati alle emozioni, alle cose che sono riuscite particolarmente bene. Mi è piaciuto tanto e mi sono commossa quello che hanno scritto Marco Travaglio, Lella Costa e Mario Giordano su questo numero, ricordando come è nata la nostra amicizia. Per esempio, io non conoscevo Marco Travaglio 5 anni fa, e forse non lo conoscevate nemmeno voi, però leggevo quello che scriveva. Allora quando in RCS mi chiamarono per fare il direttore di A io risposi di sì perché mi dissi – “sai che c’è?! Cambio vita!” – ed il primo al quale proposi di collaborare fu proprio Marco Travaglio. Ni non ci conoscevamo e lo sventurato racconta come gli è venuta l’idea di rispondere sì. All’inizio era anche lui era perplessissimo: “io? In un femminile? A parlare con le donne?? Che c’entro??”. Poi bizzarramente disse di sì e da allora è nato un bellissimo rapporto.

Come descriverebbe il giornale a qualcuno che non l’ha mai letto, presentandolo con una caratteristica che lo rende diverso dagli altri, che lo differenzia da qualsiasi femminile?

Voi non troverete mai su A una marchetta ad un attore. Non troverete mai il finto fidanzamento, la notizia venduta come se fosse vera, perché non sarebbe questo giornale. Dopodiché, ci sono cose che fanno sì che assomigli anche ad altri giornali, perché noi parliamo di mutandine e di rimmel e lo facciamo perché ci piace indossare delle belle mutandine e metterci del rimmel carino, ma cerchiamo di farlo mettendoci nei panni di chi ci legge. Non tiriamo via le didascalie, perché pensiamo che anche una didascalia su Kate Middleton o sulla sorella Pippa può farvi ridere, divertire … .

Che tipo di lettrice ha in mente quando pensa ad A?

Una spesso della mia età e spesso dell’età di mia figlia che ha 26 anni. Una che può somigliare alla mia amica Isabella che di anni ne ha 31 anni ma che spesso mi dà buoni consigli e mi indirizza, perché non avendo più 30 anni voglio parlare alle trentenni, e molto. Diverse sono le cose che possono rappresentare la lettrice di A: di solita è una donna che lavora. Apparentemente all’inizio pensavamo che non avesse figli piccoli eppure ora, e in cinque anni di storia, le lettrici di A sono cresciute con noi e cominciano ad avere figli. Quindi ci scrivono ponendoci delle domande sulle dinamiche, sui bambini etc., su quello che dobbiamo affrontare. Prima o erano single o erano molto divorziate, come la direttora (ride). Adesso invece cominciano ad avere bambini, proprio come Laura che ha un bambino piccolo.

I prossimi progetti?
Qualche cosa che non avete ancora fatto ma che vi siete posti come obiettivo? Noi adesso vorremmo molto allargare la nostra comunità di direttrici. In questi cinque anni ci siamo dedicati a dare un’identità al giornale, a parlare di politica e di moda nello stesso modo, con la stessa aria “da non prendiamoci troppo sul serio”. A questo punto, dopo 5 anni, vorremmo che, se facciamo un evento a Macerata o a Taranto, le amiche che ci comprano tutte le settimane sapessero che quell’evento c’è e che ci raggiungessero. Io credo che un giornale sia soprattutto un modo di trovare delle risposte, passare il tempo, rilassarsi, e trovare delle sintonie con delle persone che la pensano come te. Infatti, talvolta chi non la pensa come noi ci scrive e si arrabbia. Mi piace l’idea di fare una corrispondenza continua ed in questo ci aiutano sia l’iPad che la comunità che svilupperemo su Leiweb: io scrivo su Facebook, su Twitter, mi piace avere un dialogo costante…

Quale messaggio pensa di aver dato in questi cinque anni, un messaggio che su tutti prevale?

Io credo che il messaggio di A stia nelle campagne che ha fatto d’accordo con tutta la redazione. Non è facile rinunciare a una copertina che sicuramente venderebbe perché uno non è convinto che quella persona sia in sintonia con A. Non è facile, perché l’editore chiede di vendere in edicola. Noi andiamo a mani nude, non vendiamo profumini, borsette: siamo nudi e crudi in edicola. Quindi tutte le volte che io, d’accordo con il vice direttore Gigi Razzi e con la direzione, ho rinunciato a una copertina facile è perché pensavo di mantenere La Linea. Si tratta di temi che riguardano la vita di tutti i giorni fanno parte dei messaggi che un giornale trasmette.

Infine, domanda piccantina: come vi ponete a livello d’immagine, sul tema dei fotoritocchi?

Ammetto che le copertine, quando è necessario, vengono un pizzico ritoccate. E’ una questione di rispetto per chi compra e per chi viene fotografato. Io non posso pubblicare “le piegoline di troppo” di un’attrice che si è abbandonata con tutta sincerità al nostro fotografo, è brutto. Non facciamo i fotoritocchi per rendere splendida una che è normale. È la stessa cosa che facciamo sulla bellezza: noi abbiamo una chirurga estetica che scrive una volta al mese. La chirurgia estetica, non nascondiamolo, fa parte della nostra vita; noi non stiamo stabilendo che tutte le donne devono essere sottoposte a ritocchi o altro, perché non è questo il messaggio che lanciamo, però il Photoshop in certi casi è solo una questione di estetica complessiva. Ma non metterei mai dei seni finti su una che non li ha.

E quanto siamo d’accordo con lei!

Paola Perfetti
Giulia Perfetti

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