Byblos Milano, un nuovo locale sotto la Madonnina

 

Questo non sarà il classico “buco nero” di una certa Milano da bere, questo sarà uno spazio contemporaneo per chi ama l’arte, il buon cibo (c’è di mezzo “Mister Giannino“), il design, la buona musica. Parola di Manuel Facchini, patron di Byblos Milano, il locale inaugurato durante la Milano Fashion Week con un mood altamente contemporaneo che non ci ha lasciato indifferenti.

La realizzazione “del sogno di Manuel Facchini”, come ha definito Mister Byblos Milano, passa dalle mani e dalle menti eclettiche di grandi nomi del mondo della moda, dell’arte, della movida meneghina come l’architetto Andrea Langhi e Lorenzo Tonetti, patron del celebre ristorante Giannino di Milano. Insomma, c’è gia da leccarsi i baffi.

Ora, ad essere sinceri noi di Milanoincontemporanea non ci siamo ancora passati, ma abbiamo chiesto a chi di dovere di raccomandarcelo e dunque abbiamo chiesto al direttore creativo di Byblos.

Qual è la ragione principale della nascita di un esercizio come Byblos Milano? Parliamo forse di un business parallelo rispetto a quello del fashion?
Il concetto del locale nasce in un contesto di brand molto preciso che è quello della omonima nuova linea di Byblos, una linea molto più versatile rispetto alla “classica Byblos”. E’  molto più fruibile, fresca, facile, pur mantenendo comunque un DNA preciso e identificante.
Il locale è uno spazio nel quale trova la sua collocazione la donna cui mi sono riferito nella linea che ha sfilato in passerella.
Si tratta di uno spazio molto dinamico, internazionale; lo definirei quasi rivoluzionario rispetto agli indirizzi che già insistono su Milano o nel resto d’Italia perché presenta una concezione dell’ambiente del tutto nuova. Lo abbiamo messo a punto dotandolo di alcuni giochi di rifrazione molto particolari: non sono solo giochi di specchi ma vere opere d’arte contemporanea con un’illuminazione all’interno dalle precise forme geometriche la quale agisce in modo da distorcere la visuale reale e far apparire lo spazio come un tunnel infinito. Questa è una prima opera: a breve ne inseriremo delle altre, di artisti diversi, giovani, così da dare spazio ad un’idea di dinamicità ad un locale che non è solo discoteca, ma vuole essere uno spazio di aggregazione e di cultura a trecentosessanta gradi.

Il target di riferimento è un “ordinary consumer”, oppure si tratta di un businessman, un buyer che magari vorrebbe pure incontrare su un discorso affari-moda?
Lo spazio vuole essere aperto a tutti, non ci sono giochi di Serie A o di Serie B, eppure, proprio perché mira ad essere di concezione internazionale, vogliamo  abbia un’espressione di questo tipo. Certo, credo che chi sceglierà il Byblos Milano sarà un consumatore un po’ più attento all’arte (la location collaborerà con Fama Gallery – la prestigiosa galleria d’arte contemporanea dedicata ad artisti affermati ed emergenti – per realizzare all’interno dello spazio una serie di exibitions e performances di alto livello, N.d.r.). Magari si sentirà più a suo agio qui che non in una discoteca perché questo non sarà il classico “buco nero” di una certa Milano da bere. Qui si potrà ascoltare buona musica, divertirsi, e nello stesso tempo interagire con un ambiente fresco, dinamico, molto interessante.

In termini di ristorazione, le materie prime made in Italy offerte saranno una carta vincente per l’intero progetto?
Come nella linea di moda Byblos Milano, nel locale Byblos Milano si vuole esprimere sia la nostra capacità che il know how del miglior made in Italy. Questo concept passa anche dalla cucina: l’abbiamo pensato molto mediterranea con dei tocchi di internazionalità. Avremo dei piatti apparentemente classici ma rivisitati, con un tocco diverso.

Per anni, quello del business della ristorazione è stato di gran moda. Per anni, volti noti dello spettacolo hanno aperti dei propri esercizi, non tutti di successo. Poi è venuto il turno dei couturier e degli stilisti. La ristorazione- la moda-il “nome noto” sono tre settori che vanno ancora a braccetto, possono essere vincenti?
Io non farei dei giochi di associazione o di tutta l’erba un fascio. Credo piuttosto che ognuno abbia la propria visione, in ogni firma ci siano le proprie peculiarità. Noi ci teniamo a far sì che questo marchio sia integro ed esprima appieno questo punto di vista che è, nella sua primarietà, caratterizzata nell’abbigliamento pur estendendosi anche ai campi della musica, dell’arte, nel nightlife e nel divertimento. Quindi, una moda di divertirsi sì, ma molto giovane, fresco e con una forte identità.

 

Paola PERFETTI

 

 

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