Gallerie d’Italia, un pomeriggio contemporaneo a Milano

 

Gallerie d’Italia ha aperto con la sua sezione dedicata ai capolavori italiani dell’arte del Novecento tratti dalla collezione Intesa Sanpaolo.

Gli spazi da soli valgono la scelta di dedicare un pomeriggio alla scoperta di un angolo della città di Milano: varcare la porta di quello che fu Palazzo Beltrami, all’angolo tra Piazza della Scala, via Morone e via Manzoni significa intraprendere un’esperienza nella città di Milano, quella di ieri e quella contemporanea.

Nutrite ancora una certa reticenza all’idea di abbandonarvi a questa Galleria? Noi di Milanoin, dopo avervi segnalato l’inaugurazione,  dopo avervi raccontato il nostro “the day after” la notte di apertura; oggi vogliamo darvi 3 ragioni in più. Che non sono quelle legate alla visita libera dalle 9.30 alle 19.30 e con opportunità di essere guidati, ma perché davvero un pomeriggio alle GALLERIE d’ITALIA di MILANO sono un’esperienza da inserire nel taccuino del viaggiatore in una Milanoincontemporanea.1.

1. PERCHé VISITARE IL CANTIERE DEL ‘900. IL PALAZZO. Gallerie d’Italia, Cantiere del ‘900 è un magnifico allestimento collocato all’interno degli spazi di quello che fu Palazzo Beltrami, già sede storica della Banca Commerciale Italiana. Sapientemente restaurato e convertito in spazio espositivo da Michele De Lucchi – lo stesso a cui era stato affidato anche il museo dedicato all’Ottocento negli adiacenti Palazzo Anguissola e Palazzo Brentani – oggi i capolavori di Lucio Fontana, Emilio Dova, Peverelli, Burri – giusto per citarne alcuni – sono allestiti sotto i soffitti dorati e le affiches degli spazi un tempo dedicati al forum economico della città.

In pratica, da una parte ti trovi gli oggetti polimaterici, i risultati degli studi sulla comunicazione e l’espressione degli anni ’50-’60 del Novecento italiano; dall’altra ti specchi negli sportelli Art Nouveau originali dell’epoca, sotto un grande lucernario centrale che non ha nulla da invidiare alle medesime strutture mitteleuropee. E’ quasi un peccato non averlo saputo prima.

2. PERCHé VISITARE IL CANTIERE DEL ‘900. LA COLLEZIONE è un viaggio pazzesco. Dall’Ouverture 1, sale 1-14, si scoprono le sezioni sulla memoria dell’immagine e la sua rimozione, quella riservata ai concetti spaziali di Fontana accanto agli esponenti più notevoli dello Spazialismo e del Movimento Nucleare, ambedue assai fervidi intorno alla metà del secolo scorso nella nostra città. Capogrossi e da qui MAC (Movimento Arte Concreta), azioni alla Piero Manzoni, Pittura Informale, l’Arte Cinetica e Isgrò sono alcuni dei nomi notevoli che vengono colti qua e là intorno al corpo centrale.

Attraversando un corridoio, ecco la Ouverture 2. Pregevole l’ambiente sorretto da colonnine in ghisa, magnifico esempio dell’abilità di quasi 100 anni fa di unire il senso artistico con l’uso degli ultimi ritrovati della scienza dei materiali e dell’ingegneria. Il viaggio è un filo conduttore che va da Paolini a Pistoletto, da Burri a Guttuso esplorando tecniche, strumenti espressivi, segni grafici, cromatici e supporti di ogni tipo. Tra BIG e nomi conosciuti tra gli addetti ai lavori, il percorso si collega fisicamente e idealmente alla sezione dedicata alle Gallerie d’Italia dell’Ottocento, da Canova a Boccioni, in Palazzo Anguissola, ugualmente spettacolare.

3. PERCHé VISITARE GALLERIE D’ITALIA A MILANO. LA QUADRERIA DI UNA MILANO CHE FU. Ora, se dovessimo trovare un trait d’union tra il ‘900 e questo spazio, l’opera che ce lo identificherebbe al meglio sarebbe senz’altro OFFICINE DI PORTA ROMANA DI UMBERTO BOCCIONI. Uso del colore a tratti “fauve”, bestiale; macro pennellate con forme appena abbozzate; dinamicità ed esperimenti narrativi atti raccontare un panorama dal suo studio meneghino, uno spaccato di Milano e della sua evoluzione geo-sociale oltre che culturale ci fanno fare un salto all’indietro, ad un anno fa, quando la prima parte di Gallerie d’Italia spalancava a Milano e ad i suoi curiosi una ricca collezione di capolavori, sempre di Intesa Sanpaolo, tutti dedicati alla più pregevole arte figurativa di due secoli fa.

Scene di genere, pittura storica, poca scultura (con una donzella di Vincenzo Vela da pelle d’oca) e tantissimi interni rendono questa parte di Gallerie d’Italia un momento straordinaria di conoscenza non solo delle Belle Arti e dei suoi protagonisti (da Migliara a Previati), ma ci inviano anche cartoline da una Milano che fu e che forse non ricordiamo più sulle quali abbiamo preso appunti e non esiteremo a inviarvi degli spunti, dei “quiz di milanesità”. E’ con quelle Piazza della Scala sotto la Neve, con i soldati sui Navigli, gli accampamenti in Piazza Vetra e i negozi di bricàbrac in questa e quella via che usciamo di nuovo all’aria aperta: a chi non verrebbe di ripartire con l’Arte nel cuore e ricercare quegli spazi nei luoghi della nostra quotidianità? In quei percorsi che, con l’accecante fretta sotto le palpebre, non ci riusciamo a vedere, per davvero, quant’è bella la nostra Milano? Peraltro, in questo gioco si riscoperta della milanesità Gallerie d’Italia ci aiuta: il suo website è strutturato di modo da avere tutte le informazioni storiche su palazzi, collezioni dell’800, del ‘900 e momenti social “per farlo sapere a tutti”.

Ci torneremo, non abbiamo dubbi 🙂

Gallerie d’Italia 

Sono nata al Fatebenefratelli, zona Brera, una delle zone più bohemienne di Milano, che non poteva che portarmi alla laurea in Storia dell'Arte. Nel 2009 ho fondato Milanoincontemporanea per non metterla da parte.
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Riguardo a Paola Perfetti

Sono nata al Fatebenefratelli, zona Brera, una delle zone più bohemienne di Milano, che non poteva che portarmi alla laurea in Storia dell'Arte. Nel 2009 ho fondato Milanoincontemporanea per non metterla da parte.