A Milano chiude la cultura. Addio allo Spazio Forma e alla Libreria Bocca

A Milano chiude la cultura.

Ci piacerebbe dire che stiamo esagerando, ma non è così. Da qualche settimana si rincorreva la voce di una possibile chiusura dello Spazio Forma. Per chi ancora non lo conoscesse si tratta del Centro Internazionale di Fotografia di Milano al quale dovremo dire addio. Dal 12 gennaio 2014 infatti lo Spazio chiuderà e le attività della fondazione Forma si trasferiranno in via Piranesi. Il motivo? Semplice: la cultura non paga. È inutile che ce la raccontiamo e la tiriamo per le lunghe. Se le eterne code di domenica pomeriggio a Palazzo Reale per ammirare le mostre di Pollock e I volti del ‘900 mi hanno in qualche modo rassicurato sul fatto che al mondo c’è ancora qualcuno che l’arte non la mette da parte, vedere pochi metri più in là un Museo del Novecento abbandonato mi ha fatto perdere le speranze. Eppure quando venne inaugurato il 6 dicembre 2010, e nei mesi a seguire, camminare nella zona limitrofa era quasi impossibile. Come mai? Chilometriche file per ammirare la novità, i capolavori esposti. Sì ma gratis. Occhei, ora mi potrete dire che i prezzi per le visite ai vari musei sono davvero costose e non posso darvi torto… Ma lasciamo stare che qui andremmo ad affrontare un altro problema che andrebbe a scaturirne altri come un cane che si morde la coda.

Torniamo allo Spazio Forma e al fatto che la cultura non paga. L’indifferenza da parte di Palazzo Marino unito a un affitto troppo oneroso hanno portato Roberto Koch, presidente della Fondazione Forma, a optare a malincuore per la chiusura. E il Comune che fa? Sputa sopra un polo culturale di notevole importanza per la nostra città e mette il dito nella piaga biasimando le scelte di Mr. Koch. «Le scelte di un soggetto privato, che ha sempre rivendicato orgogliosamente la propria autonomia progettuale e gestionale, non possono in alcun modo essere imputate a supposti mancati interventi da parte del Comune o di altri enti pubblici milanesi» dicono da Palazzo Marino.

Ma Forma non ci sta e pronta è arrivata la replica del presidente: «L’attività di Forma è sempre stata impostata con vocazione pubblica. Forma è stato in questi anni l’unico luogo dedicato alla fotografia del nostro Paese, ha collaborato con reciproco apprezzamento con le più importanti realtà analoghe europee. Solo che dalle autorità cittadine e della Regione non è venuto mai in nessun momento il giusto riconoscimento della importanza del luogo. Se non è interesse della città di Milano preservare per il proprio territorio una realtà viva e importante, non possiamo che prenderne atto».

Più pacata la risposta dell’assessore alla cultura Filippo Del Corno che si dice dispiaciuto della scelta di Koch e afferma: «In questo modo Milano perde uno spazio espositivo importante che era diventato uno dei punti di riferimento per la fotografia in città».

Almeno c’è qualcuno nell’entourage di Pisapia che comprende il vero significato di questa perdita.

Dallo Spazio Forma e Piazza Tito Lucrezio Caro spostiamoci verso il centro, per la precisione in Galleria Vittorio Emanuele. Alzando gli occhi dalle insegne delle boutique griffate, mentre vi recate a girare sulle palle del toro vi sarà capitato almeno una volta di scorgere l’insegna della Libreria Bocca. Un piccolo spazio per un locale storico della nostra città e del nostro Paese che oggi lancia un grido di aiuto.

libreria bocca

La crisi rischia di farci chiudere. Sostieni la libreria più antica d’Italia regalandoti un libro si legge a caratteri cubitali sulla vetrina della libreria fondata nel 1775. La libreria più antica d’Italia rischia di chiudere. È pazzesco. Intanto però il Mc Donald’s in Galleria chiuso recentemente per l’ampliamento della boutique di Prada ha già trovato un nuovo spazio dove aprire. Perché in centro a Milano serviva proprio un altro Mc Donald’s dopo quello in Piazza San Babila e quello di fronte al Duomo. E la libreria Bocca un tempo casa editrice dei Savoia, la stessa che ha pubblicato Le mie prigioni di Silvio Pellico nel 1832 e la prima edizione italiana dell’Interpretazione dei sogni di Sigmund Freud rischia di morire. Un patrimonio storico per la nostra città e la nostra Italia.

Anche in questo caso il problema è da ricercare in un affitto troppo caro che già nel 2009 aveva rischiato di far chiudere la bottega “grazie” al blocco dei canoni di locazione deciso dalla giunta Pisapia. Così, in questi giorni è nata la trovata per cercare di salvare il salvabile.

Ma è davvero giusto che a causa della crisi a farne le spese sia sempre la cultura, patrimonio storico e unico della nostra povera Italia? Non è che magari incentivando il settore riusciremmo a creare turismo (che in questo modo va a morire) e quindi un ricircolo economico?

Non ho una laurea in economia e marketing, ma il buon senso, per quanto io ne possa mai avere, mi dice questo. Lei signor Pisapia cosa ne pensa?

Classe 1988, sono nata in un caldo giovedì di agosto in Brera, uno dei quartieri più belli della mia città. Dalla passione (divenuta laurea) per le lingue straniere all'attività di blogger e giornalista freelance, il passo per me è stato molto breve. Oggi mi occupo di comunicazione, ma scrivere di Milano è scrivere delle proprie origini.
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