Fra.Biancoshock e il suo Effimerismo (finalmente) in mostra

Fra.Biancoshock

Non chiamatela street art. L’arte di Fra.Biancoshock e il suo originale ready made dadaista è più urban e contemporaneo che mai. Avete mai pensato di prendere dei vecchi copertoni, scomporli e posizionarli in una pozza d’acqua? Avete mai pensato che Hello Kitty potesse chiedere compagnia agli angoli delle strade o che Mastro Londo si mettesse a lavare i vetri? Lucchetti di cartone disseminati per Milano, cartelli segnaletici che diventano clessidre, bagni chimici con cannucce, millebolle alla fermata del tram per il progetto Antistress for free.

Fra.Biancoshock Street Nessy

Fra.Biancoshock Street Nessy

Installazioni brillanti riprese dai maggiori quotidiani italiani ed europei. Sì perché se ancora non lo sapeste Fra.Biancoshock è il Bansky di Milano, e proprio come l’artista inglese ha contagiato con la sua arte (oltre 400 interventi) le strade di Croazia, Portogallo e Spagna, tanto per citarne alcuni.

Fra.Biancoshock, Antistress for free

Fra.Biancoshock, Antistress for free

Oggi, la sua urban art che rende più umane e colorate le nostre metropoli è pronta a sbarcare nei musei. Fino al 16 marzo presso 77 art gallery (Corso di Porta Ticinese, 77) l’artista esporrà la propria arte tra foto, installazioni e video-performance attraverso il nuovo (provocatorio) manifesto dal titolo Effimerismo. Opere d’arte capaci di esistere limitatamente nello spazio ma non nel tempo, immortalate da ausili quali scatti fotografici e video. Dalla street art all’arte concettuale, insomma.

Chissà, magari all’inaugurazione che si terrà proprio questa, giovedì 6 marzo dalle ore 18.30 alle 22.00, avrete anche la possibilità di conoscere il suo volto, perennemente nascosto da un passamontagna. Perché come Fra.Biancoshock ama definirsi: Sorry, this artist does not exist.

Classe 1988, sono nata in un caldo giovedì di agosto in Brera, uno dei quartieri più belli della mia città. Dalla passione (divenuta laurea) per le lingue straniere all'attività di blogger e giornalista freelance, il passo per me è stato molto breve. Oggi mi occupo di comunicazione, ma scrivere di Milano è scrivere delle proprie origini.
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