Cene di Natale 2015 a Milano: da Trippa, Porta Romana, i sapori della vera osteria milanese con Amaro Ramazzotti vintage collection, ecco il menù!

A Milano sono tornate di moda le osterie e i vecchi sapori. Ce n’eravamo accorti con il proliferare di lughe barbe e capelli impomatati con la riga da parte, per l’uomo; gonne a corolla e voglia di balere e boogie, per le signorine. A cena, i ragazzi e le ragazze hanno riscoperto le vecchie osterie. Che a volte sono nuove ma hanno un tocco retrò, e per questo servono piatti della tradizione con, a fine pasto, un amaro classico milanese.

Se Milano, per lungo tempo, è stata la città da bere ci sarà stato il suo perchè e le origini del termine, checché se ne dica, affondano ben oltre gli anni ’80 dalle spalline larghe e gli abiti paillettati.

Facciamo un bel passo indietro ai tempi dei dopolavori ferroviari, ai ritrovi di quartiere, alle osterie di quartiere Adriano o Lambrate o Stazione Centrale – sono nate così la Balera dell’Ortica e l’Osteria del Treno. Qualcuno ci hanno aggiunto bocciofile e circolini per anziani – la Osteria dei Binari – che in qualche weekend all’anno si trasforma nel rollover per tutti i giovani “bene” di Milano. Quelli con il pedegree (senza arte nè parti, bensì utili per entrare nei locali o gestire i soldi di papà e nulla più, nella maggior parte dei casi).
Qualcun altro – complice anche la riqualificazione della zona – ci ha costruito una nuova vecchia osteria alla milanese in cui mangiare mondeghili, vitello tonnato (quasi come quello della mia

mondeghili

mondeghili

mamma e per questo davvero super), risotto giallo con il midollo, brasato al vino rosso e polenta, panettone con crema zabaione al mandarino e…. un Amaro Ramazzotti dalla nuova etichetta vintage che ripercorre le locandine dei maestri della pubblicità, il Pierrot di Leonetto Cappiello (1926), il Bigman di Achille Luciano Mauzan (1936) e la Struzza di Gino Boccasile (1947).

Alle pareti: illustrazioni e vecchie pubblicità, iconiche locandine di inizio secolo firmate dai pionieri della pubblicità italiana.

Sul tavolo: un esempio della nuova arte del mixologist a base Amaro Ramazzotti (con una punta di basilico), tratto dalle nuove confezioni natalizie pensate per essere assaporate con i sensi, collezionate per sempre (sono già sugli scaffali e ci rimarranno fino a Gennaio 2016).

Amaro Ramazzotti: vintage collection

La scusa è l’anniversario dei 200 anni, la verità è che sono belle da morire” ci spiegano da Ramazzotti durante la cena imbandita dallo chef Diego Rossi di Trippa Milano, e che ben si sposano con i sapori autentici di Milano (anche se lo chef e la brigata proprio meneghini non lo sono, ma lo nascondono molto bene), e la collezione di ricordi di famiglia che ognuno di noi è stato chiamato a portare.

Amaro Ramazzotti e Dolceforno

E così, tra i baloon di Crystal Ball, un Dolceforno che non funziona più, un vecchio orologio da polso e una mucca che fa muuuuu quando la giri, si è ritornati con la memoria ai tempi che furono, a quando Milano era la città degli Amari (qui venivano prodotti anche Campari, Cinzano, Branca…). Amari ma solo di nome: a fine cena, da Trippa Milano e come avremmo fatto a casa o al dopolavoro ferroviario, non poteva mancare un bicchiere di Amaro Ramazzotti con ghiaccio e dolci chiacchiere in amicia. A tarda notte, all’osteria, si svela un lato nascosto, autentico, persistente di Milano. Un sapore della Milano di ieri e di oggi che scalda il cuore e le notti aspettando Natale 2015.

www.ramazzotti.it
www.trippamilano.it/

 

 

 

Sono nata al Fatebenefratelli, zona Brera, una delle zone più bohemienne di Milano, che non poteva che portarmi alla laurea in Storia dell'Arte. Nel 2009 ho fondato Milanoincontemporanea per non metterla da parte.
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Riguardo a Paola Perfetti

Sono nata al Fatebenefratelli, zona Brera, una delle zone più bohemienne di Milano, che non poteva che portarmi alla laurea in Storia dell'Arte. Nel 2009 ho fondato Milanoincontemporanea per non metterla da parte.