Viaggiare a Natale 2015? Sardegna, Maldive, Canada, Mediterraneo e Medio Oriente… La Prima Vita di Giorgio Calaresu Barberis è un libro da regalare e da leggere!

Natale 2015 a Milano? Si può prendere e partire fisicamente (chi può) oppure intraprendere un viaggio con la fantasia. E per farlo non c’è miglior amico di un buon libro. Quello scritto da Giorgio Calaresu Barberis è stato definito, in gergo, un libro di pancia. In effetti, scorrendo le sue righe, le immagini evocate, i riferimenti ai sapori dei continenti toccati dal suo protagonista, Gavino, una certa acquolina in bocca la fanno venire…

Natale 2015: tempo di viaggi e di riflessioni. Quelli dell’autore Giorgio Calaresu Barberis – madre piemontese e padre di Villanova Monteleone a pochi chilometri da Alghero, una infanzia quasi subito milanese e un punto di riferimento nella capitale lombarda – sono raccolte nel suo libro La Prima Vita.

La PRIMA VITA di GCB – dettagli

Non è un’autobiografia“, precisa davanti a un caffè alla libreria Open di viale Montenero, uno spazio di co-working e tante idee, mille lingue, a due passi da Porta Romana, anche se il protagonista Gavino, nome spiccatamente sardo, attitudine cosmopolita, sembra una costola di Giorgio.

Ci diamo del Lei per tutto il tempo della chiacchierata.

L’idea della prima vita nasce dopo anni, oltre 40, perché in un incidente stradale nel 1974 avrebbe potuto perdere la vita, già giovane biologo, a soli 27 anni, quando già aveva in tasca una borsa di studio per la prestigiosa ANU, la università della capitale australiana. Quindi alcuni decenni ci separano da questo nostro incontro fatto di coincidenze…

Così racconta: “Era il 19 marzo 1974 e avevo fatto l’autostop per gioco con una amica molto carina e proprio non abbiamo avuto il tempo di allontanarci dal treno navetta del Passo del Gottardo. Avevo il loden – che tanto usava in quegli anni e regalo di laurea di mio padre – sul petto ed è stato quello a salvarmi da un incidente mortale per i due conducenti delle automobili coinvolte nello scontro frontale. Fu una tragedia soprattutto per la povera donna investita, moglie di un medico che sopraggiungeva su una diversa automobile dell’ospedale di Airolo”, spiega ancora commosso. Proprio in quell’ospedale fu ricoverato insieme alla giovane compagna di sventura. Un momento di cesura, un match point netto tra quello che c’era stato prima – una vita di edonismo, amori intesi, sete di cultura e viaggi cominciati nel 1965. Quello che fu dopo, l’autore lo ha già raccontato in altri libri non ancora pubblicati: uno persino in inglese dedicato all’Australia e al Giappone. Ne Il Manoscritto nel Cassetto narra del suo giro intorno al mondo, autofinanziato, dalla Colombia alle Galapagos, dal Cile all’Isola di Pasqua e continuando per la Polinesia francese e la Cina (nel 1983 anno in cui venne consentito il viaggio individuale) e un altro Ancora e ancora è dedicato alle 50 città del mondo in cui è tornato.

150 Paesi toccati nel corso delle sue quasi cinque decadi.
Milano come l’indirizzo a cui tornare, ma solo di passaggio, perché: “E’ la città in cui sono cresciuto, è anche la meno provinciale della penisola, quella in cui si possono trovare persone originali come me, ma che continuo a non sentire del tutto mia”, mi confida.

GAVINO ritratto - Ph. Facebook "Gavino"

GAVINO ritratto – Ph. Facebook “Gavino”

Una vita dunque di un biologo ‘imprestato’ al commercio estero, sempre in viaggio per lavoro e interesse ( N.d.r.). Un Master di specializzazione in Australia grazie a una borsa “in cui avrei potuto concludere anche un dottorato, forse più spendibile internazionalmente. Ma il Master era meno impegnativo e mi aveva consentito di coltivare moltissimi altri interessi, inclusi quelli linguistici. Per mio fratello accademico e neurologo fu una delusione ovviamente! Tuttavia, io sono sempre stato così e ho voluto vivere in modo leggero. Mio fratello diceva sempre: Se muori domani, hai avuto ragione tu, a significare che uno aveva condotto una vita di sacrificio e impegno e l’altro di piacere”.

Nella dedica del frontespizio del suo La Prima Vita (2015, editore www.tresogni.it) spicca il nome di suo fratello Franco, il secondogenito e neurologo, e di due sorelle. GCB è il sesto figlio di una famiglia in cui il professore di neurofisiologia ha avuto un ruolo molto importate nella famiglia Calaresu (Il fratello fu il medico più giovane d’Italia ed era il 1954).

“Aveva 16 anni in più di me e quando partì per il Canada fu lui il mio primo mentore per l’inglese e nelle lettere che la famiglia scambiava con lui c’erano sempre piccoli spazio per frasi individuali tra me e lui. Lui era un cattedratico, un uomo mediterraneo in una cultura nordamericana dura che non concede sconti. La mia attitudine era sempre stata quella di vivere semiseriamente e con maggiore ironia. In questo senso l’Australia mi ha aiutato. Volevo emularlo? Sì, ma solo nella spinta verso la conoscenza e la curiosità. Io sono sempre stato portato per il trovare soluzioni accettabili.Sarà per quella sarditudine che ho ereditato da mio padre ma che ho scoperto solo nella maturità”.

LA PRIMA VITA – Copertina

È forse questo un libro autobiografico o un libro di viaggi?
Non è un libro autobiografico perché i nomi sono diversi, alcune avventure sono migliorate, e Gavino stesso è un uomo forse più positivo di me e più coerente di quanto non sia stato io: è un giovane uomo più determinato. È la mia parte migliore che volutamente forse non ho voluto esprimere in quegli anni di lotta politica e invece orientare alla scoperta di una nuova sessualità e una attenzione al femminismo (era a fine degli anni ’70).
Gavino è la mia controfigura, per questo ha una pagina social tutta sua, con un volto che è quello di un santo senza’aureola cioè non così perfetto. Sul web anche lui rivive alcune delle mie peripezie e le sue foto sono un ricordo di alcune memorie della mia vita negli anni ’60-’70, per esempio la Fiat 500 con cui sono andato in Jugoslavia.
I viaggi sono stati anche il percorso personale di scoperta di me stesso e della geografia.
Una forma di arricchimento e di continua conoscenza cominciata a 14 anni, con un viaggio di famiglia in Sardegna per conoscere le radici del padre. Ma i grandi viaggi – come gli amori e le grandi passioni per le donne che ho incontrato nel mio cammino (tutte diverse per cultura, nazionalità, ma tutte ugualmente interessanti ) – sono arrivati dopo. E sono sempre state occasioni colte al volo. Sono state la mia fonte di confronto, consapevolezza e maturità.

Le occasioni per viaggiare, negli anni ’70?
Nel 1969, grazie all’amicizia con una ricca famiglia milanese mi sono trasformato in interprete di un industriale che doveva recarsi alla diga di Tarbela, una importante opera di ingegneria civilegestita da italiani. Così con suo figlio, ex compagno di liceo, la sua compagna abbiamo attraversato Turchia, Iran e Afghanistan con una Mercedes 280SE e una roulotte per quattro. Abbiamo raggiunto il Pakistan del Nord abbandonando la roulotte danneggiata a Teheran. Al ritorno recuperata la roulotte ci siamo imbarcati per Venezia a Istanbul. Nel 1970 ho trovato un lavoro estivo come tecnico di laboratorio. L’anno successivo ho vinto una borsa di studio per un corso di oceanografia a Malta e lì, insieme ad un ingegnere londinese, ho sviluppato la mia passione per le immersioni subacquee.
Poi ci sono stati anche tre mesi in Gran Bretagna, in qualità di coordinatore di una scuola. Facevo la spola tra la Cornovaglia e Londra nel fine settimana. Certo solo in Australia ho cominciato davvero a viaggiare. Con quello sono davvero cambiato io. Conoscere. Viaggiare. Migliorare l’inglese, prima, e poi imparare il francese e lo spagnolo. Ecco i tre veicoli delle mie partenze.

ph. Facebook "Gavino"

ph. Facebook “Gavino”

Con chi viaggia?
Da solo. Anche oggi che sono sposato con una donna in carriera, molto impegnata, amo viaggiare per tre ragioni: conoscenza; mescolanza con altre culture e completa libertà di scelta di percorso.

Il primo vero viaggio
La Scozia, arrivandoci in treno, nel 1965. Da quell’anno parte anche il racconto di Gavino.
Tutti quelli che mi hanno permesso di effettuare delle immersioni e visitare paesi tropicali.
Ogni anno mi sono concesso delle nuove esperienze.

Da dove è nato il desiderio di questo libro?
Dalla voglia di trasmettere una storia con uno stile semplice, con molte immagini (da qui, la scelta dell’editore Tre Sogni di pubblicarlo, N.d.r.).
La Prima Vita è una sorta di testamento spirituale, un lascito alle nuove generazioni di trentenni perché si buttino in esperienze sempre nuove, migliorino le lingue, esplorino il mondo e non rimangano confinati a Milano. Perché si diano degli obiettivi, li focalizzino e partano alla scoperta di nuove soluzioni. Alla lunga, vinceranno. Insomma; mi sono capitate tante esperienze avventurose ma ho sempre ricercato la conoscenza (della geografia, della sociologia, dell’antropologia e forse anche dell’etologia, mia specializzazione originaria). Ho sempre unito ciò che ho studiato con quanto incontravo sul campo.
Debbo ammettere che l’Australia è la parentesi più importante della mia vita, quella in cui ho conosciuto uomini e donne talentuosi, fragilissimi anche ma dotati di un enorme consapevolezza. Ho atteso quattro anni prima che un editore decidesse di pubblicarmi come intendevo io. Ma fa parte del mio motto: La pazienza e l’ironia sono le doti del rivoluzionario. È molto utile da applicare quando si vuole ottenere qualcosa.

MALDIVES BATIK

Il posto nel mondo dove vorrebbe essere oggi?
In Francia, Spagna, Costarica, oppure i Tropici vicini o lontani, con il loro caldo e la loro fauna sommersa. Io sono un uomo acquatico ma ho anche scalato montagne tropicali, quali il Kinabalu nel 1992 o il Kilimangiaro nel 2000, dove sono riuscito a portare mia moglie.

Il viaggio più bello di Gavino, invece?
Il passaggio legato ai giorni trascorsi alle Maldive. Quello in cui racconta della naia non è certo bello ma forse interessante per la sottile ribellione individuale.

Quando leggerle “La Prima Vita”?
Io amo leggere nelle prime ore del mattino ma anche in altre ore ed ovunque. Uscirà anche in versione ebook (molto comodo per chi, come me, subisce il tempo che passa)… (ride. N.d.r.).

Perché leggerlo?
Da mio padre, che era dell’Arma, e dalla costanza di mio fratello primogenito ho imparato l’importanza della conoscenza e del bagaglio culturale, quello veramente necessario. Quello fatto di viaggi, di dizionari, di parole e incontri. Uno di questi, seppure virtuale, è stato lo scambio di battute con la grande autrice Isabelle Allende che, proprio per il mio modo di paragonare lei ad una leonessa e me stesso a un batterio, mi ha definito un wordly man, un uomo di mondo. Ecco le parole che generano immagini sono da gustare piano piano (GCB è anche nutrizionista e sa cosa intende quando fa rassomigliare una parola ad un bel piatto, N.d.r.)

A chi è destinato questo libro, o a chi consiglierebbe di leggerlo?
Spero possa essere interessante per i giovani, perché Gavino era allora un giovane uomo. Un ottimista. Era un giovane determinato, che credeva nei suoi obiettivi e ce la fava spesso. Spero piaccia ai trentenni di oggi e che pure loro trovino un modo coraggioso di viaggiare, diverso e magari meno comodo. Le comodità non sempre fanno capire come funzionano le cose…
Spero piaccia ai miei coetanei, che si possano sentire trasportati in quegli anni così diversi da quelli del nuovo millennio.

Per leggere “flash” dell’avventuorosa “PRIMA VITA” di Gavino: https://www.facebook.com/mynameisgavino/?fref=ts

La prima vita. Viaggi, passioni, emozioni e varia umanità

Calaresu Barberis Giorgio
In tutte le librerie Feltrinelli, Rizzoli e IBS: www.ibs.it
2015, 208 p., brossura

Sono nata al Fatebenefratelli, zona Brera, una delle zone più bohemienne di Milano, che non poteva che portarmi alla laurea in Storia dell'Arte. Nel 2009 ho fondato Milanoincontemporanea per non metterla da parte.
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Riguardo a Paola Perfetti

Sono nata al Fatebenefratelli, zona Brera, una delle zone più bohemienne di Milano, che non poteva che portarmi alla laurea in Storia dell'Arte. Nel 2009 ho fondato Milanoincontemporanea per non metterla da parte.