Il Comune sfratta una bambina, i suoi amici scrivono a Pisapia per difenderla: hanno ragione?

C’è una notizia che ha (quasi) tutte le carte in regola per diventare la buonanuova “alla milanese” della settimana: Elyson e la sua famiglia hanno perso la casa in cui abitavano da anni; i compagni di classe della bambina, che frequenta la scuola elementare, hanno scritto una lettera al Sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, per chiedere che Elyson possa tornare nella propria casa. Perché, allora, scriviamo che questa notizia ha “quasi” tutte le carte in regola, eccetera?

Perché poi entrano in gioco aggettivi e complementi, e tutto diventa decisamente più controverso.

Elyson è una bambina… Rom, e la casa dove vive da sempre con i suoi parenti è… Il campo nomadi di via Idro, al centro di una grossa polemica in questi giorni perché il Comune ha deciso di chiuderlo e sgomberarlo (lo scrive bene il Corriere.it a questo link).

Elyson, scrive la 3A della scuola elementare Russo Pimentel in una lettera aperta pubblicata su Facebook, nel gruppo aperto “via Idro, che fare?”, è “un tassello prezioso nel puzzle della classe”.

via Fb. "Via Idro, che fare?"

via Fb. “Via Idro, che fare?”

Bambina gentile e sensibile, generosa, sorridente e amichevole, Elyson è diventata l’amica del cuore di un ragazzino che non parla con nessuno, ma che con lei sta volentieri: se sarà costretta ad andarsene, “come potrà fare Christopher senza il suo aiuto?”

La lettera, che potete leggere qui (https://www.facebook.com/groups/138351862865003/permalink/1129794660387380/), è una presa di posizione forte: forse la voce più alta tra quelle che si sono levate in difesa dei nomadi che abitavano il campo. Il fatto che a scriverla siano stati dei bambini poi, sebbene siano stati (molto probabilmente) “imbeccati” da qualche adulto, la rende ancora più dirompente.

Di certo il tema è destinato a dividere: da una parte c’è la pietà umana, sacrosanta, per chi viva in una situazione di emarginazione sociale; dall’altra, l’esigenza delle istituzioni di far rispettare le regole della convivenza civile. A complicare il tutto, il fatto che si parla di rom, un tema sempre spinoso, rispetto al quale le posizioni delle due parti diventano sempre più distanti e difficili da far dialogare.

Eppure c’è anche una buonanuova, ed è il bel segnale lanciato da questi bambini che può essere il seme da cui, un giorno, speriamo germoglino solidarietà e integrazione.

Voi da che parte state? Sposate la tesi dei bambini o credete che il Comune abbia fatto bene a ripristinare la legalità nell’area? Come bisognerebbe comportarsi in casi analoghi futuri? Scriveteci la vostra opinione nei commenti.

since 1984, leggo e scrivo e "bloggo" ovunque e in qualunque momento (a volte persino nel sonno 🙂 ) Comincio dal ciclismo (e arrivo alla sala stampa del Giro d'Italia), poi divento web editor e ora porto avanti l'idea di buonanuova.it, un sito di sole buone notizie. Ti piace? Comincia a seguirlo 😉
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