Storie milanesi, Milano nascosta: lettera mai letta di Vincenzina Prevosti, la donna di Carlo Porta – di Giovanna Ferrante

Vincenzina Prevosti storie di donne marzo milano 2016

Quarto appuntamento a spasso per Milano con Giovanna Ferrante, autrice, studiosa, donna di grande cortesia. Che non poteva che regalarci un altro racconto su una grande donna, non nota ai più di Milano, ma che da oggi dovremo imparare a conoscere. “Ho pensato alle Festa della Donna e di conseguenza ad emozioni femminili che avessero in sè una pennellata di milanesità“.| di GIOVANNA FERRANTE

Ho immaginato di dar voce, attraverso un’ipotetica lettera, a Vincenzina Prevosti, moglie di Carlo Porta”, mi spiega Giovanna con il suo garbo che subito mi trasporta altrove.

Carlo e Vincenzina si sono sposati nel 1806, hanno avuto quattro figli, seppure purtroppo uno è morto piccolissimo. Lasciando trascorrere qualche anno di matrimonio, la lettera potrebbe essere datata 1816″. 


LA STORIA.
 Ha 31 anni Carlo Porta, il poeta milanese per eccellenza che conferisce al dialetto “dignità di lingua”, quando sposa Vincenzina Prevosti. Correva l’anno: 23 agosto 1806 a Carpesino (Erba) – località accanto al paese di Torricella dove la famiglia Prevosti ha una casa.

VINCEZINA: CHI E’ COSTEI. La sposa ha 28 anni, è figlia di un gioielliere milanese con bottega in via degli Orefici. E’ già vedova, dopo un breve matrimonio con Raffaele Arauco, Ministro delle Finanze della Repubblica Cisalpina.
Altro di lei non si conosce, la vicenda coniugare racconta solo dei quattro figli avuti dalla coppia.

“L’anno della ipotetica lettera volevo fosse il 1816 (esattamente duecento anni prima di noi!)” 

 

Mio caro Carlo,

ti scrivo una lettera che probabilmente mai ti consegnerò.

Il nostro matrimonio. Senza vette ma anche senza abissi. I legami coniugali forse sfilacciati, il nostro vincolo si è indebolito, ma l’unità familiare non si è mai spezzata.

Siamo una famiglia e la nostra casa in Contrada del Monte 853 qui a Milano, resta piacevole ed accogliente.

A me piace come l’abbiamo arredata.

La cucina con la batteria di rame appesa alla parete, il salotto con il tavolinetto rotondo con un centrotavola che ho ricamato a motivi floreali, la sala da pranzo con il grande tavolo che si può ancor più allungare, le camere dei ragazzi, la nostra camera alla moda, con il cassettone a mezzaluna e uno specchio d’angolo che riflette tutta la persona nel suo grande cristallo trattenuto da esili colonnine in legno di mogano.

Ci siamo conosciuti in una sera di pioggia. Rammenti? Un autentico diluvio.

Poi mi cercasti, ti rividi.

Ti raccontai del mio sogno normale, un marito, una famiglia alla quale dedicarmi.

Ascoltai il tuo, di sogno. Esser poeta per entrare dentro le storie della vita e raccontarle, dando anche ai piccoli frammenti quotidiani la preziosa cornice della poesia; seppure anche per te era importante poter collocare questa aspirazione entro la solidità normale di un lavoro, uno stipendio, gli affetti di una famiglia, la vita regolare di un uomo comune.

Che emozione quando mi offristi l’anello!

E’ un’acquamarina che porto sempre all’anulare; avevi letto da qualche parte essere questa la pietra simbolo della fedeltà, delle nozze.

Sei una brava persona, un uomo a posto, mi hai offerto la gentilezza del tuo cuore.

Anche se…Anche se ci sono giorni che penso a noi due e mi immalinconisco e non riesco a farmi bastare la nostra quiete, la nostra tranquillità, la nostra vita priva di scosse.

Sono tua moglie ma ti ricordi di me quando i tuoi occhi vagano lontani, il tuo sguardo illuminato da una luce diversa accarezza immagini che ignoro, il tuo mondo diventa lo scrigno della tua poesia chiuso dentro di te, che con la nostra vita non ha nulla a che fare?

Avrei voluto far parte della tua fantasia. Sono diventata la tua realtà.

E non è la stessa cosa, vero Carlo?

Ho comperato un abito da sera e uno scialle ornato da una lunga frangia per andare alla Scala dove entrando, ben prima dello spettacolo, si occhieggiano le toilettes altrui e l’effetto che ottiene la propria nello sguardo delle altre. Ti sono piaciuta così agghindata, me lo hai detto appena usciti di casa, e all’ingresso a Teatro mi hai stretto forte il gomito complice di una esibizione che mi ha gratificata.

Ma non temere, mio Carlo, so bene di essere soprattutto la regina del focolare, e quindi ho comperato anche qualche scossale, i grembiuli da mettermi in vita per occuparmi del pranzo e della cena, quando sfoglio il mio quaderno delle ricette; soprattutto quando ti cucino il mio risotto giallo che non teme confronti neppure con le pacciàde che a volte ti concedi con i tuoi amici alla “Trattoria de la Nos”, quel locale che hai addirittura cantato in poesia.

E così Carlo, al di là dei pensieri che a volte intrappolano la mia mente di donna forse troppo romantica, forse troppo sognatrice, forse troppo fragile, abbiamo realizzato la nostra aspirazione d’un buon matrimonio.

tua Vincenzina

Sono nata al Fatebenefratelli, zona Brera, una delle zone più bohemienne di Milano, che non poteva che portarmi alla laurea in Storia dell'Arte. Nel 2009 ho fondato Milanoincontemporanea per non metterla da parte.
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Riguardo a Paola Perfetti

Sono nata al Fatebenefratelli, zona Brera, una delle zone più bohemienne di Milano, che non poteva che portarmi alla laurea in Storia dell'Arte. Nel 2009 ho fondato Milanoincontemporanea per non metterla da parte.