Area Expo: le immagini di quello che resta e il progetto di un nuovo polmone verde per Milano

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Quando è tornata in Italia da Lisbona, la architetto, fotografa per passione, expottimista per natura Elena Galimberti ha lanciato il suo progetto “Il Milanese Abbellito”*. Che dice molto dell’amore da lei riposto verso la sua città durante i suoi sei mesi al Padiglione Italia di Expo Milano 2015.

Per Elena, Expo Milano 2015 ha significato unire le energie ed dare vita a gruppi su gruppi, “perché i giovani di tutto il mondo, milanesi se non per nascita ma almeno per i sei mesi della Esposizione Universale, diventassero protagonisti attivi di questa esperienza unica e speciale della vita loro come di Milano”, mi spiega al telefono Elena.

Capelli rosso fuoco, dello stesso colore degli occhiali e della fiamma che arde nel suo sguardo appassionato e amante dell’arte, Elena rappresenta un altro degli altri belli incontri avvenuti dentro Vivaio – e non a caso, visto che il dopo Expo, per Elena e i suoi, significa lavorare al ri-piantumazione del verde dal polo fieristico alla città. Ma facciamo un passo indietro.

Insieme alla voglia di fare rete, con Elena sono nati i Mondiali di Expo.
A partecipare, oltre alle squadre delle delle Nazioni, anche i cluster ed i padiglioni delle aziende hanno portato i loro migliori cinque in campo (era calcetto, non calcio regolamentare). Ha vinto Enel, con tanto di coppa, festeggiamenti, foto, uscite sui giornali… [foto qui sotto, via Facebook].

Il campo, per chi non l’avesse notato, si trovava esattamente alle spalle del Decumano, dietro Cascina Triulza.

E dietro ad Expo, o meglio, là dove non tutti guardano, Elena ha deciso di rivolgere le sue attenzioni e le sue energie.

“Ecco i link delle pagine che ho creato durante Expo:
https://www.facebook.com/Progetto-Recupero-VERDE-EXPO-padiglioni-191410271195248/;  https://www.facebook.com/mondialiexpo2015/;  https://www.facebook.com/Gli-spiaggiati-396749920522551/. Intorno a questi gruppi si ritrovano impegnati attivamente, insieme a  me, un centinaio di persone al massimo, più in Outside che nel recupero verde (10/15) . Nei gruppi invece siamo circa 6000″.

Progetto Recupero VERDE EXPO – padiglioni

Ovvero: tutte le piante ed i giardini, il verde che per sei mesi abbiamo apprezzato a Rho Fiera, dove sono finiti?

Elena sta lavorando su questo insieme a Olga Moskvina, ” l’architetto paesaggista che ha dato il via al progetto di recupero”, e testimoniando tutto, in prima persona, con la sua amata macchina fotografica.
Piante e verde e progetti che annaffia anche quando si tratta di mantenere vivo e verde il rapporto con chi lavorava, insieme a lei, nei padiglioni.

“Ho creato anche i gruppi chiusi dei lavoratori, come Inside Expo e Outside Expo, ai quali si può far richiesta di essere aggiunti per capire che cosa c’è dietro alle facce che per sei mesi vi hanno accolto. Ma non solo: per continuare a fare qualcosa di bello insieme”.

Così, un po’ chiacchierando con Elena e un po’ navigando sui suoi link, scopro che alberi e giardini sono andati a dare un’idea di verde ai giardini di scuole ed edifici delle nostre periferie, il tutto nel nome di un crosslinking di nazioni e ultime destinazioni che rende, se possibile, ancora più emozionante la pulsante scarica di vitalità che arriva dall’incontro tra Paesi e culture diverse.

Che sia questo il destino di Expo, la sua eredità? Un albero piantato nel verde delle nostre città? “L’obiettivo è proprio portare Expo in città tramite il verde che continua a vivere”, mi spiega Elena.

Nell’attesa che la amministrazione uscente o quella che verrà eletta alle prossime elezioni amministrative 2016 decida che cosa fare dell’enorme parco di Expo, a noi rimangono le emozioni degli incontri sul Decumano; lo stupore nei padiglioni; e quel grado di separazione misto a commozione che Elena testimonia con la sua macchina e pubblica, da testimone silenziosa ed emozionata, del fluire degli eventi e dei cambiamenti.

Ho amato la sua fotografia dell’insegna dell’Argentina mezza rotta, deposta, e come me ha smosso un senso di malinconia anche in tutti coloro che hanno visto il padiglione, o sotto quella insegna hanno fatto code di attesa.

Ph. Elena Galimberti – Facebook

ma non è che un esempio dell’encomiabile lavoro che Elena sta facendo, e raccontando, per Milano ed i ragazzi che la popolano.

L’obiettivo? Una grande mostra e portare l’arte tra la gente, esattamente come ha visto e fatto e raccontato nella sua seconda patria, il Portogallo. Sperando però che Milano resti sempre la sua scelta numero uno.

[Foto per gentile concessione di Elena Galimberti. Ogni riproduzione è riservata]

 

Sono nata al Fatebenefratelli, zona Brera, una delle zone più bohemienne di Milano, che non poteva che portarmi alla laurea in Storia dell'Arte. Nel 2009 ho fondato Milanoincontemporanea per non metterla da parte.
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Riguardo a Paola Perfetti

Sono nata al Fatebenefratelli, zona Brera, una delle zone più bohemienne di Milano, che non poteva che portarmi alla laurea in Storia dell'Arte. Nel 2009 ho fondato Milanoincontemporanea per non metterla da parte.