Via Montenapoleone pedonale? Il District dice NO, ma ci saranno migliorie

Via Montenapoleone pedonale: arriva il NO congiunto per preferire marciapiedi in granito più larghi e un restyling per incentivare il passeggio

Via Montenapoleone pedonale? Per molti (compreso per chi scrive) sarebbe bello, eppure Comune e comitato di via hanno bocciato la proposta di chiusura al traffico di una delle vie del lusso più amate e famose al mondo.

Marciapiedi troppo stretti, traffico nelle ore di punta, ingorghi e attraversamenti pericolosi soprattutto quando c’è calca, ovvero nei momenti in cui il cuore del Quadrilatero della Moda diventa il fulcro delle manifestazioni di maggiore richiamo del palinsesto meneghino, come le Settimane della Moda, le notti bianche, i Fuorisalone del design.
Sono tutti ingredienti, questi, che rendono via Montenapoleone spesso poco gradevole da vivere e scoraggiano chi amano ‘svetrinare’ e sognare una ‘colazione’ da Bulgari, Louis Vuitton, Gucci & co.

Già, perché che cosa differenzia una comoda passeggiata davanti a Tod’s, Tiffany o Dolce & Gabbana in via Sant’Andrea, rispetto ad un ‘due passi nel lusso’ nell’attigua Montenapo? Primo tra tutti: il traffico.

Accomunate dalla bellezza dei palazzi e dei portoni dietro ai quali si schiudono corti e giardini da favola, internazionalmente note entrambe per lo scintillio dei prodotti usciti dalla creatività del gotha della moda, via Montenapoleone sconta il transito di auto di lusso e camion per la consegna di merci e materiali delle boutique e dei ristoranti prestigiosi che si affacciano sulla via. Dunque, importanti non solo per lo scintillio dell’ambiente, ma anche per una pratica questione logistica e organizzativa di chi lì ci vive e lavorare.

Questo, un punto, senza non tenere a mente che fa un po’ parte dell’immagine della strada della Dolce Vita meneghina la visuale di Lotus, Lamborghini e Ferrarini fiammanti parcheggiati di fronte all’atelier di turno.

A conti fatti, però, quanto è più riposante passeggiare con calma senza auto e traffico, concedendosi il lusso di inciampare sui sanpietrini simil-medievali ammirando, con il naso in su, balconate di ferro battuto e facciate con plaque che evocano le gesta dei famosi dei tempi andati che lì abitarono!?

Motivazioni valide, ma non abbastanza. Via Montenapoleone pedonale non si farà.

Via Montenapoleone, allora, come sarà?

Secondo quanto si legge su Repubblica, la via avrà marciapiedi in pietra più grandi, probabilmente in granito, e saranno allo stesso livello del manto stradale, solo allargato. A proteggere i pedoni dalla carreggiata ci penseranno paletti in stile parigino, che dissuaderanno anche dal parcheggio selvaggio.

Il progetto di riqualificazione è al vaglio del Comune, steso da Montenapoleone district, l’associazione che riunisce commercianti, proprietari immobiliari e residenti della zona, coadiuvati dall’illustre architetto Aldo Cibic che è al loro fianco su questo lavoro ormai da sette anni.

Forse, il via libero al progetto potrà arrivare tra poco, a inizio ottobre, da Palazzo Marino, mentre i lavori “Spero che possano iniziare già nel 2018”, ha dichiarato a Repubblica Guglielmo Miani, presidente di Montenapoleone district.

Chi paga? “Possiamo dire di aver trovato uno sponsor privato disposto a investire per coprire almeno il 60 per cento dell’intervento” ha proseguito Guglielmo Miani, che ha concluso, “Presenteremo presto, probabilmente già a ottobre, la proposta finale all’amministrazione. E spero che i lavori possano iniziare già nel 2018”.

Insomma, per ora dovremo dire addio ai sogni di camminare con il naso all’insù anche per Montenapo.

Bisognerà stare attenti a paletti e auto, e alle bellezze che – promessa fatta – potremo goderci dall’anno venturo. Staremo a vedere.

Sono nata al Fatebenefratelli, zona Brera, una delle zone più bohemienne di Milano, che non poteva che portarmi alla laurea in Storia dell'Arte. Nel 2009 ho fondato Milanoincontemporanea per non metterla da parte.
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Riguardo a Paola Perfetti

Sono nata al Fatebenefratelli, zona Brera, una delle zone più bohemienne di Milano, che non poteva che portarmi alla laurea in Storia dell'Arte. Nel 2009 ho fondato Milanoincontemporanea per non metterla da parte.