Sant’Ambrogio: chi era e perché si festeggia il 7 dicembre a Milano

Sant’Ambrogio: un vescovo, un personaggio, una leggenda. La festa a lui intitolata apre le feste natalizie nella metropoli meneghina, ma da dove viene questo amore per il patrono di Milano?

Sant’Ambrogio fa accendere l’albero .
La giornata a lui dedicata è in grado di fermare il tran tran lavorativo dei milanesi.
A lui è dedicata la prima della Scala.
Ma chi era Ambrogio, e perché è così amato ancora oggi dai milanesi?

Sant’Ambrogio non era milanese, ma tedesco.

Nato infatti a Treviri, che oggi collocheremmo in Germania, nel 339-340, da un’importante famiglia senatoria romana, forse non tutti sanno che non ebbe una tradizionale ‘vocazione’ religiosa.

La sua era famiglia cristiana da generazioni – non a caso, anche la sorella Marcellina e il fratello Satiro sono due nomi molti noti a Milano, essendo loro dedicate due straordinarie chiese nel centro di Milano, la seconda che nasconde una chicca firmata niente meno che Donato Bramante in piena via Torino (ci torneremo).

A Milano Ambrogio arrivò nel corso del suo incarico come governatore dell’Italia Annonaria per la provincia romana Aemilia et Liguria, con sede a Milano. Correva l’anno 370 e la corte dell’imperatore Valentiniano I si trovava proprio nel cuore della città – le zone sono quelle che attualmente individueremmo in Corso Magenta-Piazza San Sepolcro-Piazza Affari.

Abile diplomatico, fu in grado di dirimere i contrasti tra ariani e cattolici. Ma non solo.
Correva voce che fosse così bravo nella dialettica che da bambino, quando era ancora in culla, tre api si posarono sulle sue labbra instillandogli stille di miele. Parole dolci con cui predicò e guidò Milano nel cuore del IV secolo.

Si dice che la sua nomina come vescovo avvenne proprio in una chiesa di Milano, chiamato a gran voce “Ambrogio Vescovo” su incitazione di un bambino. Era il 7 dicembre del 374 e da allora Milano non fu più la stessa.

Tra  le varie riforme portate dal Santo, a Sant’Ambrogio si deve il programma di edificazione di numerose basiliche dedicate alle varie categorie di santi, molte delle quali ancora oggi sono perle del romanico milanese spalancate a chiunque voglia fare una scorpacciata di bellezza e storia:

– la una basilica per i profeti (prophetarum): poi ridenominata basilica di San Dionigi, di essa si conosce solo la localizzazione  nei pressi di Porta Venezia.

– la basilica degli apostoli (apostolorum): la basilica di San Nazaro in Brolo, Largo Francesco Richini, 7

– la basilica dei martiri (martyrium): la attuale Basilica di Sant’Ambrogio, Piazza Sant’Ambrogio, 15;

– la basilica perr le vergini (virginum): la futura San Simpliciano, Piazza San Simpliciano 7

Insomma, Sant’Ambrogio era una gran bella persona, ma una domanda resa:

Sant’Ambrogio: che faccia aveva?

Un suo ‘ritratto’ è conservato sotto forma di mosaico nel Sacello di San Vittore, una chicca paleocristiana visitabile durante la visita alla Basilica di Sant’Ambrogio.
L’uomo ritratto con questa effigie è tradizionalmente riconosciuto come

I ritratti di Sant’Ambrogio sparsi per Milano

Almeno tre rappresentazioni sparse per la città di Milano ci danno testimonianza delle gesta e delle caratteristiche del Santo.
Ed il bello è che si trovano tutte in zone diverse, realizzate in epoche lontanissime tra loro:

#1. Sopra Porta Romana
Un bassorilievo che un tempo faceva parte delle sculture posizionate sopra la Porta Romana, ed oggi al Castello Sforzesco, rappresenta il Santo con uno dei suoi attributi principali: la verga con la quale cacciò gli ariani da Milano.

#2. Nel gonfalone di Palazzo Marino (l’originale è conservato al Castello Sforzesco


Riporta il Museo di Arti Decorativo sforzesco: “Eseguito su disegno di Giuseppe Arcimboldi e Giuseppe Meda, il gonfalone venne realizzato a ricamo e tempera con inserti preziosi dai ricamatori Scipione Delfinone e Camillo da Posterla. L’opera, alta 5 metri e larga 3,50, venne commissionata dalla Magnifica Comunità di Milano nel 1565 e terminata nel 1566. L’8 settembre di quell’anno, infatti, il Gonfalone fu mostrato ai cittadini e benedetto dall’arcivescovo Carlo Borromeo. Da testimonianze iconografiche sappiamo che rimase in uso fino alla fine dell’Ottocento”.

Una copia dalle dimensioni leggermente ridotte è esposta nella Sala Alessi di Palazzo Marino, la stessa usata per le grandi conferenze stampa e per le esposizioni gratuite offerte durante le Feste dal Comune ai Milanesi (quest’anno tocca alla Sacra Conversazione di Tiziano).

#3. Alle Colonne di San Lorenzo
Si tratta di uno straordinario murale con il Santo effigiato insieme ad altri personaggi storici legati a Milano, da Attila re degli Unni a Giuseppe Verdi passando per Alessandro Manzoni.

Sono nata al Fatebenefratelli, zona Brera, una delle zone più bohemienne di Milano, che non poteva che portarmi alla laurea in Storia dell'Arte. Nel 2009 ho fondato Milanoincontemporanea per non metterla da parte.
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Riguardo a Paola Perfetti

Sono nata al Fatebenefratelli, zona Brera, una delle zone più bohemienne di Milano, che non poteva che portarmi alla laurea in Storia dell'Arte. Nel 2009 ho fondato Milanoincontemporanea per non metterla da parte.