OoopopoiooO in intervista: intriganti come il loro concerto al Germi, non perderla!

Dal pianeta OoopopoiooO arrivano i Germi della sperimentazione divertita e divertente. Li abbiamo intervistati.

Per toccare con mano la particolarità della proposta culturale di Germi, descrittaci da Manuel Agnelli nel corso dell’intervista pubblicata la scorsa settimana, siamo tornati nel luogo del contagio per assistere alla performance di un duo che ha caratteristiche più uniche che rare nel panorama italiano, a partire dal nome: OoopopoiooO.

La programmazione di Germi in questa terza settimana di marzo è stata intensa. Avrei voluto andare ad ascoltare anche il grande Pino Marino, e poi il leggendario Steve Wynn, ma l’unica serata che il destino mi ha concesso a questo giro è stata appunto quella di venerdì 22 con gli OoopopoiooO. Tutt’altro che una scelta di ripiego, sia chiaro. Anzi le aspettative già alte sono state superate: assistere ad un’esibizione del duo Vincenzo Vasi + Valeria Sturba è un’esperienza fuori dal comune.

Vuoi per l’eclettismo della loro visione musicale, che potremmo dire mancante di “una” direzione avendone in realtà mille.
Vuoi per l’ironia e il surrealismo che permeano pressoché tutta la loro scaletta.
Vuoi per il fatto di essere polistrumentisti estremi: Vincenzo e Valeria utilizzano, spesso contemporaneamente, strumenti “normali” (violino, basso, tastiere), “paranormali” (le loro voci, al naturale e non, e i due Theremin), e “impropri” (giocattoli, campanelli, fischietti, gingilli vari ed eventuali) che, con l’ausilio di un pizzico di elettronica, diventano un’orchestra in miniatura.

E non dovevano essere in pochi a pensarla come me, visto che prima dell’inizio del live è comparso sulla porta il cartello “esaurito” per raggiunta capienza massima del locale. Che non ha le dimensioni dell’Alcatraz, intendiamoci, ma la risposta di pubblico si può considerare notevole per una data così sperimentale.

A me sono piaciuti così tanto che ho voluto incontrare i due Ooopopoiooii per un’intervista, sicuro che sarebbe stata divertente e intrigante quanto il loro concerto. Eccone una sintesi.

Ciao Valeria e Vincenzo. Perché il nome “OoopopoiooO”?
VS: avevamo da poco iniziato a suonare insieme e ancora non avevamo un nome per il duo. Un nostro amico una sera si è auto-inviato un messaggio con scritto più o meno “oopopoiiiiooo” – risultato della pressione involontaria e casuale di tasti del telefono mentre era in tasca – ed è venuto da noi ridendo per farcelo vedere. Ci è piaciuto il fatto che fosse quasi palindromo, come il nostro set [il layout della loro strumentazione sul palco, NDR] che è quasi speculare ma non esattamente, e ci è piaciuto anche che fosse onomatopeico.

Cosa ha fatto incrociare i vostri cammini e come è nata la vostra collaborazione?
VV: è stato il Theremin [strumento principe del duo, assai poco comune e alquanto riottoso da suonare, NDR]. Un giorno mi arrivò una telefonata da Valeria che mi chiedeva lezioni di Theremin. Io sulle prime non ne volevo sapere e feci di tutto per dissuaderla, ma alla prima lezione rimasi molto positivamente colpito dal suo talento e dalla sua motivazione, e così iniziammo a suonare insieme.

Fra i musicisti del passato e del presente, terreni e non, chi vi ha influenzato maggiormente? Ditene quanti ne volete
VS: Fra i maggiori, David Bowie. L’ho ascoltato tantissimo, è stata la mia prima folgorazione e sono particolarmente affezionata al suo periodo glam con le “tutine spaziali”…
Stile di abbigliamento che voi avete in qualche modo ripreso per i vostri live…
VS: effettivamente quella parte lì si nota subito.
Altra band di riferimento sono The Residents, fonte di ispirazione in comune a Vincenzo e a me; penso si percepisca.
VV: ci sono diversi brani sia nell’ultimo album (Elettromagnetismo e Libertà, 2019) che in quello precedente (OoopopoiooO, 2015) che sono assolutamente ispirati, come modalità compositiva, ai Residents.
VS: di loro ci piace molto anche tutta l’aspetto scenico-teatrale. Infatti, stiamo progettando uno spettacolo multimediale, con un artista visivo che fa live-painting, e con una componente coreografica.
E poi ascolto tantissima musica italiana. L’influenza di Franco Battiato, ad esempio, si può sentire molto chiaramente in alcuni brani come Mandorle.

Vincenzo, dimmi anche qualcuna delle tue ispirazioni
VV: Battiato e Residents anche per me. Poi Frank Zappa, Victor Jara e gli Inti Illimani, i Popol Vuh… Ma in realtà ascoltiamo un po’ di tutto.
VS: dal jazz, all’hip hop, al festival di Sanremo (che vediamo un po’ come esperimento sociologico, per capire cosa sta succedendo in giro).

Non è la prima volta che vi esibite a Milano, mi pare. Come trovate il pubblico milanese rispetto ad altre parti di Italia? Più o meno ricettivo? Risposta sincera, mi raccomando!
VV & VS: si, a Milano abbiamo suonato diverse volte, abbiamo suonato anche alla Triennale e al Plastic, e abbiamo trovato sempre un grandissimo calore, basta vedere l’esperienza al Germi!
Tutto sommato notiamo una maggior “soggezione” da parte del pubblico in centro Italia, anche se con i dovuti distinguo; ma al nord il calore non manca mai.

La vostra musica ha un elevato potenziale di gradimento internazionale, che credo abbiate già iniziato ad esplorare. Ditemi qualcosa riguardo le vostre attività all’estero.
VV: Siamo già stati due volte in Cile, una volta in California, e anche in Belgio e Svizzera. Paradossalmente finora abbiamo girato più in America che in Europa, però da circa un anno stiamo ricevendo diverse richieste dal nord Europa – Germania e Olanda in particolare – e stiamo cercando di organizzare un tour.

Bene, seguiremo le vostre evoluzioni internazionali su Facebook.
E ora concedetemi una domanda interessata: ho notato che fra i vostri variegati strumenti manca il citofono, in cui io modestamente sono un maestro; che ne direste di diventare un trio?
VV: effettivamente il citofono è interessante, il problema è che bisogna smontarlo da un palazzo…
VS: beh, avevamo i campanelli da reception di albergo fino a poco tempo fa, poi ci si sono rotti…
[risate]

Scherzi a parte, è chiaro è che l’utilizzo intensivo di giocattoli e gingilli sonori – aspetto molto in evidenza nei vostri live – è solo la punta di un iceberg fatto di studio teorico, di lunga messa a punto delle idee, ecc.
VS: vero, dietro c’è tantissimo lavoro, anche se riusciamo a rendere tutto ludico e giocoso. Oltre a suonare i nostri strumenti musicali, dobbiamo saper usare le loop station – ne abbiamo ben 4 – che ci permettono di stratificare in diretta i diversi suoni. E poi lavoriamo tanto con i mixer, con le tastierine, con gli effetti, con i pedali. Insomma, facciamo più cose contemporaneamente con diverse parti del corpo.
VV: è come avere una casa con le pareti mobili, che ti permettono di modificare in continuo la disposizione delle stanze in funzione di come muovi i pomelli del mixer.

Prossime date del vostro tour Elettromagnetismo e Libertà?
VS: sabato 30 marzo a Vicenza, il 7 aprile a Loreto, 11-12-13 aprile rispettivamente a Roma-Terni-Foligno, il 17 aprile a Venezia

Altre date sono consultabili sulla pagina Facebook degli OoopopoiooO, ovviamente. Grazie Valeria e Vincenzo, ottimo lavoro.
E grazie a Germi per averceli fatti conoscere.

 

Photo Courtesy Federica Cicuttini

Paolo Venturini

Che vita sarebbe senza musica e... Milano. Da Milano mi ero allontanato alcuni anni, pentendomene perché mi mancava da morire, e adesso che sono tornato voglio recuperare il tempo perduto. La musica, almeno quella, me la sono portata sempre dietro. Fra le due c'è però una connessione profonda, creata dai luoghi e dalle persone, che amplifica il piacere di entrambe.
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