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Osterie e trattorie a Milano? Ecco la nostra selezione delle migliori 5!

Recensire cinque buone trattorie, osterie di una volta, a Milano, è diventata cosa sempre più ardua.
Un po’ perché i bei vecchi “localacci” sono stati via via soppiantati dai locali alla moda e dai nuovi bistrot dall’effetto invecchiato che fa tanto chic (tavolacci e sedie di design sono un contrasto all’ordine del giorno nella movida della nostra città). Un po’ perché i vecchi gestori non ce la fanno più e… lasciano.

Pensare alle osterie a Milano significa immaginare tinelli con le classiche tovaglie a quadri e immagini di Teomondo Srofalo alle pareti.

Teomondo Scrofalo

Teomondo Scrofalo

Tuttavia, tra piatti della tradizione – cassoeula, cutuletta (a orecchia d’elefante o con l’osso), resumada – e vecchi locali, c’è chi resiste.

In origine, la vera zona delle “osterie” era quella affacciata sul Naviglio che ancora fa capolino da via Padova, via Giuba, via Crescenzago e dintorni.

Le Bocciofile di Crescenzago, ad esempio, regalavano un bel pergolato sul retro della trattoria della Gobba, accanto al quale insisteva il gioco delle bocce. Ce n’erano un sacco, e qualcuna di loro ancora resiste. Ve la inseriamo nella nostra top 5 delle migliori ristoranti rustici di Milano.continua a leggere Osterie e trattorie a Milano? Ecco la nostra selezione delle migliori 5!

Osterie di Milano: 5 indirizzi perfetti per una tavolata tra amici, ma non solo!

A maggio del 2015 vi avevamo servito una selezione delle nostre trattorie preferite, cinque indirizzi per altrettante zone di Milano a un passo dalla tradizione.

Visto che le feste si avvicinano e che c’è sempre voglia di trovare un posto in cui salutarsi con la ‘truppa’ o magari riservarsi un tête-à-tête a due, ci siamo aggiornati ed ecco i nostri ultimi 5 posti del cuore per ritrovarsi, assaporando gli autentici sapori di una volta.

#1. Osteria del Treno, Stazione Centrale

Lo sapete, all’Osteria del Treno non rinuncio. Ne ho parlato qualche tempo fa.
Nella sala liberty classe 1977 si mangiano pane e stornelli meneghini.
Si incontrano i personaggi della città, Nadir e il Pelé su tutti, con i loro racconti e le loro battute.
Insomma, luogo autentico, come la cucina, casereccia.
Chi vuole, durante la cena, il Treno Live: si sale sul palco!
Via San Gregorio, 46
osteriadeltreno.it

#2.Trippa, Porta Romana

La domenica è chiuso, gli altri giorni dovete prenotare. Perché andare da Trippa è un evento. In appena due anni Trippa è diventa l’Osteria, con la “O” maiuscola di Milano.
Il tatuatissimo e giovane chef Diego Rossi ha una stella Michelin.
I piatti hanno pochi ingredienti – due o tre al massimo – ma risotti e i bolliti sono da dieci e lode. Stoccafisso, patate e ‘ndujia: prossimamente in carta, dicono con orgoglio i proprietari sui social (foto cover).
La trippa c’è. Ma anche rane e lumache: piatti milanesissimi che in pochi rischiano di proporre ancora ma che Diego Rossi ha riportato à la page. Come il resto della cucina della tradizione che ora… spacca!

Via Giorgio Vasari, 3
www.trippamilano.it

#3. Osteria della Bullona, Sempione

Dove trovare i mondeghili autentici? La cassouela? E la cotoletta con l’osso, la vera orecchia d’elegante? All’Osteria della Bullona!
Osteria-bistrot nuovo di pacca, buono anche per la pizza. Con una marcia in più: la tradizione diventa raffinata e chic. Con un buon rapporto qualità-prezzo. Ne avevamo parlato approfonditamente qualche mese fa, qui.

Via Piero della Francesca, 68

#4. Osteria dal Verme, Isola

Tovaglie rosse e bianche. Boiserie di legno. Un bel tavolone di legno scuro all’ingresso.
Nel mood hipster-laccato di Isola si nasconde e contemporaneamente spicca l’Osteria dal Verme, egregia insegna sorta nel 1944 e ancora bella attiva.
L’altro nome con cui è nota è l’Osteria dei Vecchi Sapori, che per quanto agé restano sempre contemporaneissimi.

Qui si trovano il risotto e e la costoletta di vitello alla Milanese, l’ossobuco, il brasato, la pasta e fagioli, la polenta taragna con una bella spolverata di tartufo e vinello sfuso a volontà.

Pochi tavoli e il giusto mix di casereccio-chic con una grande attenzione per il servizio.
Si mangia si beve e si paga il giusto. Una boccata d’autenticità nel patinato finto vecchiume dell’Isola delle aperture nuove ogni giorno.

Via Jacopo dal Verme, 14
osteriadalverme.it

#5. Trattoria Sabbioneda – Da Romolo, Porta Venezia-Loreto

Autenticità e simpatia dei proprietari – vero marchio di fabbrica del locale. Sapori decisi e burro come se piovesse. Con un sacco di foto alle pareti.
Un pezzo di storia di Milano, sempre pieno – anche qui, meglio prenotare.
Bontà e un mix di tradizione emiliana e milanese insieme. Il made in Milan si fa sentire di più nei secondi: bolliti, ossobuco, arrosti, brasato al barolo, cotoletta, polpette in umido…I dolci sono fatti in casa. E ovviamente non si rimane indietro con le calorie ma… che bontà!
Via Alessandro Tadino, 32,

Milano Golosa 2017: pane, amore e le migliori trattorie

Dal 14 al 16 ottobre al Palazzo del Ghiaccio torna la kermesse, anno sesto, con più di 200 artigiani, e un omaggio alle trattorie e al panino italiano. continua a leggere Milano Golosa 2017: pane, amore e le migliori trattorie

Via Padova a Milano: 5 motivi per cui è bellissima e tutta da scoprire

Vedute di antiche cascine, un corso d’acqua (la Martesana), sponde alberate, case popolari e di ringhiera, bocciofile, tram, il Trotter, le famiglie provenienti da ogni angolo del mondo. Quante storie sono passate da via Padova. Quanta vita ancora in questo asse che da Piazzale Loreto punta dritto verso Monza.
Un po’ bistrattata e un po’ abbandonata, oggi via Padova è tra le aree soggette all’attenzione di chi ha a cuore temi come l’integrazione e la riqualificazione urbana.

Forse via Padova non è una delle vie più belle e suggestive della nostra città, ma nel mio cuore ospita un posto speciale. Ecco perché, secondo me, dovreste conoscere queste 5 chicche che si affacciano su via Padova e che sono sconosciute, spesso, a molti.

Insomma, ecco i miei personali 5 motivi per cui via Padova è bellissima.

#1. Il borgo di Crescenzago

Un angolo di vecchissima Milano tutto intorno all’antica chiesa romanica di Santa Maria Rossa in Crescenzago che, secoli dopo secoli, ancora si trova alle spalle ‘del ponte’, come lo chiamano gli abitanti di Via Padova – Quartiere Adriano.

Siamo in via Domenico Berra, lungo quella che, fin dal X secolo, era la strada da Milano verso Bergamo.

Perché una chiesa dedicata ad una ‘Maria Rossa’? Forse per il colore prevalente dei mattoni a vista della facciata, interrotte da alcune ciotole di ceramica colorate, di cui non sono note l’origine ed il significato (forse in origine erano decorazioni di maiolica arricchita di disegni, quasi perle incastonate).

#2. Le osterie e le cascine come una volta


Dalla nota Cascina Gobba alla Bocciofila Caccialanza – ne avevamo parlato qui..

Se ‘googlate’ la parola ‘osteria‘ ne troverete almeno otto, una in fila all’altra.
Il bello è che ti accolgono con il loro sapore di polenta e camino che, si passerete d’inverno, potrete trovare anche accesso e scoppiettante. Si mangia, alla milanese, e si spende il giusto. Proprio alla ‘vecchia maniera’.

#3. Le ville sul Naviglio

Ricordo ancora quella biciclettata cominciata dalle sponde del Naviglio e finita a Gorgonzola… che faticata! Ecco: proprio da via Padova, o meglio dalla sua prosecuzione verso la cosiddetta Cascina Gatti, si trova il piccolo Naviglio sul quale si affacciano, eleganti, tenute Liberty e ultime insegne di aziende di piccoli industriali del Nord Milano. Quelli che avevano la ‘fabrichétta’…

#4. C’era una volta Cargo

E c’è ancora… anche in altre parti di Milano.
Il mio primo ricordo di Cargo risale proprio alle incursioni da ragazzina nel grande capannone industriale alle spalle di via Padova.
Un’identità forte in cui trovare gli ultimi ritrovati in fatto di arredo e decoro casa,assai prima del rilancio dell’interior designer, dello shabby chic, del vintage e dell’hipster…

#5. La Milano di ieri e quella di domani

Chiamatela NoLo – North of Loreto, oppure Martesangeles, ci sono buoni punti di contaminazione anche lì.
Da sempre via Padova è stata la via delle di migrazioni, delle trasformazioni. Fino dall’inizio del secolo scorso: “prima dall’est dell’Italia, dal Veneto, dal mantovano, dal Polesine (dopo l’alluvione del 1951). Poi dal sud, quando le grandi fabbriche, soprattutto a Sesto San Giovanni (Falck, Campari, Breda), attiravano manodopera. E infine, con il passaggio del millennio, da tutto il Pianeta: Sudamerica, Africa, India, Bangladesh, est Europa“.
120 fotografie a cura di Uliano Lucas raccolte nel  libro «Via Padova e dintorni. Identità e storia di una periferia milanese» dell’associazione Amici del Parco Trotter onlus, con testi di Tatiana Agliani e Dino Barra, raccontano cento anni di territorio compreso fra piazzale Loreto e Cascina Gobba e fra il Naviglio Martesana e via Palmanova. E ogni tanto potreste riscoprire quegli angoli ancora.


(fonte: http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/17_dicembre_15/c-era-volta-via-padova-120-fotografie-che-raccontano-l-anima-milano-93b896be-e175-11e7-980c-f1b8f0b331b7.shtml).