Calendario mostre milano 2017-2018: tra dinosauri, Keith Haring, Frida Khalo, De Chirico… ecco novità e anticipazioni

Il calendario delle mostre che si terranno a Milano nel 2017 e all’inizio del 2018 è stato da poco presentato a Palazzo Marino e già ha scatenato il tam tam in rete per prenotare la visita a Caravaggio, Frida Khalo, Kandinskji, Tolouse-Lautrec, Keith Haring… scopriamolo insieme!continua a leggere Calendario mostre milano 2017-2018: tra dinosauri, Keith Haring, Frida Khalo, De Chirico… ecco novità e anticipazioni

Da Warhola a Warhol: il genio del Pop è tornato a Milano (guida alla mostra di Palazzo Reale)

L’ennesima mostra di e su “Andy Warhol“: perché andarci? Innanzitutto perché Andy Warhol da grande avrebbe voluto fare il ballerino di tip-tap – ma gli riusciva meglio illustrare, dissacrare le icone e regalare l’eternità ad una serie di capolavori ed esperimenti che pensava sarebbero stati effimeri e momentanei. E per fortuna si sbagliava.

Poi perché è Autunno, e in quello Americano celebrato da Milano, dopo aver fatto un salto da Pollock e alla sua Scuola Americana, non si può proprio mancare al muto dialogo della sua voce contrapposta.

Perché in questo finire di ottobre, un po’ di zucca ed una fetta di American Pie ci stanno proprio bene (California Bakery docet) e legano, una volta di più e a dispetto di Halloween, la New York degli anni Cinquanta che tanto sta andando di moda a Milano con la Milano sempre più contemporanea.

Insomma, Warhol in questa mostra c’è tutto e calza a pennello con la Milano fashionista, artistica quanto basta per darsi un tono – anche se di appassionati ed intenditori, nel sottobosco della nostra metropoli, ancora qualcuno ce n’è.

Si parte dal Warhola illustratore  (Andrew all’anagrafe si chiamava proprio così). Si parte dagli esordi con le illustrazioni per le campagne pubblicitarie, le vetrine, la morte di James Dean ed il ritratto della signora dagli occhi viola. Liz.

Il Warhol di mezzo con le scarpette colorate è un tributo al buon gusto e all’eccentricità di quegli anni Cinquanta.

Si passa al Warhol che guarda con soddisfazione alle icone del contemporaneo,  dove i “very famous” sono la zuppa Campbell’s e i bidoni di Brillo che hanno ben più di 5 minuti di popolarità e che, solo per questo, sono popolari quanto la Monnalisa, la Marilyn “sparata” da una delle sue modelle e modelline nella Factory. Altro che “Grande Fratello”…

 

 

 

In un percorso diacronico che abbraccia 30 anni di produzione ed oltre 160 opere della Brant Foundation, il curatore Francesco Bonomi ha riassunto e raccontato l’intera produzione di Andy Warhol come se ci trovassimo a casa dell’imprenditore-mecenate-amico di Andy, Peter Brant, ed il susseguirsi delle fasi e delle sperimentazioni dell’artista, arrivato per ultimo ma comunque padre della Pop Art.

 

Così contemporaneo da essere in trend anche con la sua serie dei Camouflage degli anni ’80.

Così milanese da aver esposto, per l’ultima volta prima della sua morte stupidissima, per un’anestesia sbagliata durante un intervento chirurgico di routine, un‘Ultima Cena con Gesù e Apostoli in infradito, dissacrante ma comunque ossequiosa nei confronti del genio di Leonardo Da Vinci, proprio in quel Palazzo delle Stelline così vicine al Cenacolo vinciano (era il 1987).

C’è il tema della morte e dell’eterntà della vita. L’uomo che morì due volte è raccontato nella serie delle Electric Chairs (1964) e dei fiori, delle Marilyn e dei Mao, importanti nei loro giochi di cromie e rossetti solo per la popolarità del soggetto. Le Oxidations con l’urina, le Ladies and Gentlemen dissacranti, allestite vicine alle toilette – non a caso. E poi i Dollar Bills, i Basquiat, gli autoritratti in cima alla porta nell’infilata di stanze che riprende l’allestimento di “casa Brant” e che celebra il genio del Warhol amico e divertito padrino di Basquiat….

 

 

… fotografo dei grandi nomi dell’arte, dello spettacolo, della cultura degli anni ’50-’60-’70, da Valentino a Diana Ross più sbiancata di Michael Jackson, Mick Jagger, Arnold Schwarzenegger, Silvester Stallone e Warhol stesso, in versione en travestì. C’è anche un giovanissimo Peter Brant, c’è pure suo padre, Murray Brant, che Mr Brant si ferma a fotografare in un pausa dalle lunghe interviste rivoltegli nel corso dell’inaugurazione perché…. perchè è semplicemente il suo papà.

Negli anni ’60-’70 Brant era vicino a Warhol. Lui, figlio di un imprenditore della carta del Connecticut, comincia a investire nell’acquisto di opere d’arte contemporanee con la disapprovazione del papà, patito di Rococò. Il grande mercante e collezionista Leo Castelli lo introduce ai “degenerati” contemporanei americani. Acquista le prime opere – in mostra -; diventa l’editore di Interview, il magazine fondato da Warhol nel 1969. Si reca direttamente nello studio e poi alla Factory dell’artista per comprare le opere. Nella sua casa e poi Foundation quegli anni si respirano e sono ancora vibranti.

A Milano restituiscono quel sapore al piano nobile di Palazzo Reale. Lo faranno fino al 9 marzo 2014. Pronti a scoprirla? Allora accendete la radio su Heroin dei Velvet Underground, e partite.

Brain: per questa mostra a Milano ci vuole “cervello”

Preparatevi a fare un tuffo nel passato e a tornare un po’ bambini, perché, ammettetelo, anche voi mancate dal Museo di Storia Naturale di via Palestro da un bel po’. Mettetevi nella predisposizione di giocare con voi stessi, e rendervi conto che il vostro cervellino nasconde delle parti di voi che non pensavate di avere. Per esempio? Sapete tracciare una stella allo specchio, nascondendo la mano? Avete mai visto un neurone in tutto il suo “splendore”? Seguite l’omuncolo al centro della prima sala di “BRAIN. Il Cervello. Istruzioni per l’uso”, fino al 13 aprile 2014. Ecco nuova mostra con la zampino di 24 Ore Cultura (già nostro ospite per l’Autunno Americano e le mostre di Pollock e Warhol a Palazzo Reale), e vi accorgerete che…

Il nostro cervello è una festa di colori e impulsi – nell’installazione dell’artista Daniel Canogar, e non impressionatevi per il cervello VERO in plastilina.

Giocare con la lente e le Forme conosciute ci insegna che siamo naturalmente portati a riconoscere in quello che ci circonda solo oggetti noti, ma non sedetevi sugli allori…

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non tutti i rumori sono quelli che sembrano. Spesso la vista inganna (provate a guardare nella fessura dopo lo “scroscio d’acqua”), eppure tutto il mondo è paese.

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Le espressioni di felicità e dolore sono universalmente riconosciute; la difficoltà di imparare le lingue e ripetere i suoni si fa sempre più grande.

E poi ci sono l’incontro tra i neuroni, gli impulsi nervosi che si muovono e si creano sotto le nostre mani: è una meraviglia ed un viaggio affascinante questo esperimento dentro al cervello umano. Incredibile l’evoluzione nel mondo naturale e animale. Incredibile pensare che questi pannelli, giochi intellettivi, ricostruzioni fisiche e fisiologiche siano allestite là dove, da decenni, si trovano le collezioni della istituzione museale numero 1 e tra le più antiche di Milano.

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Il Museo della Scienza della Tecnica nacque nel 1873. Si ricostruì dopo i bombardamenti, era il 1943. Oggi conta più 4 milioni di pezzi in 8 spazi specifici richieste dai privati; vanta una biblioteca scientifica da 150 mila volumi, con grandi riviste, pubblicazioni scientifiche. Peccato che il Museo sia lasciato un po’ in stato di abbandono. Questo 2013 per lui sarà un bel compleanno, e non poteva che celebrarlo in grande, dopo la grande mostra di quattro anni fa dedicata a Darwin…

Il formarsi delle sensazioni saperi emozioni raccontato in mostra con la cura di Rob DeSalle (main sponsor, Novartis) è un percorso nella Scienza che mira a riportare il grande pubblico in uno dei luoghi-simbolo della nostra città, nell’Autunno Americano che si spera sia sempre più milanese.

Una mostra nata dopo quattro anni di lavoro promossa e prodotta dal Comune di Milano-Cultura, Codice. Idee per la Cultura, 24 Ore Cultura – Gruppo 24 Ore e nasce da una collaborazione fra il Museo di Storia Naturale di Milano e l’American Museum of Natural History di New York.

Un viaggio nella cultura per chi abbia voglia di riflettere sul tema posto dal curatore: siamo i soli sulla Terra a pensare al nostro pensiero. E così, navigando nella mappatura del cervello tra le 7 sezioni della mostra, partendo dalle componenti principali, passando per i sensi e le emozioni, quanto siano importanti, le combinazioni complesse della nostra storia evolutiva e poi le connessioni, le lingue, il cervello pensante, quello mutevole persino il cervello del futuro, “Brain” diventa un momenti per apprendere, o per lo meno per cominciare a capire la complessità del cervello, la sua meraviglia, la sua energia. Con tanti saluti, alla fine del percorso super interattivo e divertente, dello pterodattilo inamovibile ;-).

Brain – Il cervello, istruzioni per l’uso
a cura di Rob DeSalle
Museo di Storia Naturale di Milano
Corso Venezia 55
Fino al 13 aprile 2014
www.mostrabrain.it

La “polvere” di Andy Warhol scintilla al Museo del Novecento

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Il re della Pop Art arriva a Milano. Si chiama “Andy Warhol Stardust” la mostra che da oggi, venerdì 5 aprile, e fino all’8 settembre 2013 ripercorrerà al Museo del Novecento l’opera grafica dell’artista, produttore, scultore, regista, e chi più ne ha più ne metta, statunitense.continua a leggere La “polvere” di Andy Warhol scintilla al Museo del Novecento