Hamburger in Colonne: conoscete 202 Hamburger&Delicious?

Fame di Milano, di cose buone, di novità, anche in un posto così gettonato come le Colonne di San Lorenzo.

Fai quattro passi, ti perdi per le vie storiche della città meneghina, e dove finisci? Nell’ennesima hamburgeria inaugurata nel cuore di Milano. “A dire il vero siamo aperti da 4 anni“, mi dice la signorina dall’altra parte del bancone del tutto in stile americano anni ’50. “Pardon… prendo il panino”, rispondo io… E che panino!

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Nonostante la coda ed i pochi posti a sedere – all’interno saranno una ventina massimo, ovviamente in stile preppy-Happy Days – in una decina di minuti arriva un cestino di vimini con un classico hamburger ricco di pomodoro, insalata e cucumber (cetriolissimo U.S.A.).

Se ti va la salsa, nei classici barattoloni ci sono a disposizione ketchup, maionese e Ranch Sauce, che il mio amico Gianluchino mi spiega essere un super classico nella cucina a stelle e strisce.

Tra gli avventori, gente di ogni età. Nel menù – qui sotto – anche panini con il bacon, il salmone, “veggie” che va per la maggiore tra i salutisti e non solo.

Una centrifuga? Non in questa stagione ma tra carote e mela c’è.
Una zuppa? Quella ai piselli dicono sia stra buona – ma nonostante l’acquazzone di stamattina proprio non mi va.

Per “scolare via tutto” si può passare dalla classica Coke alla Cherry Cola alle classiche bevande d’Oltreoceano.

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Per chi vuole andare via contento e godersi un pic-nic, ti fanno pure il cestino di vimini.

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Per chi avesse ancora fame – coraggiosi! – ecco marshmallows a volontà e pure muffin goduriosi.

Gamberi croccanti, onion ring, birra, dolcetti e pure la bandiera americana.

Il prezzo? 10 euro per un pranzo, ma va bene per un pranzo decisamente fast, ben fatto e vintage.

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Anche la musica di sottofondo è di quelle d’autore (tra una patatina ed un morso c’è scappata anche la cantatina).

E poi? E poi notate la maniglia della porta: una chicca.
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Cosa dire di più? Occhio ai fazzoletti per ripulirvi dal pranzo luculliano.

Per trovarli seguite l’indicazione: “crackers”. 😉

202 Hamburger & Delicious Delivery
Corso di Porta Ticinese, 6
(Colonne di San Lorenzo – appiccicato al Tasca)
Tel. 0283660635
www.202hamburger.com

Drogheria Milanese: il pranzo è shabby chic

Si chiama Drogheria Milanese, e non perché si trova in una delle ex aree più… “turbolente” di Milano. 😉

In via Conca del Naviglio 7, nascosta ma non troppo da un must della tradizione come il Bar Cucchi e la super star della contemporaneità, la quadrupla vetrina di Cioccolati Italiani, Drogheria Milanese si occupa esattamente di quello che un tempo era ad appannaggio di empori e drogherie: vendere prodotti bio e divertirsi a mettere le mani in pasta.

Solo che lo fa unendo l’estro meneghino, la cartellonistica di ieri al sapore di “VOV” e Conchita, i sapori cantabrici ed iberici.

E così, tra un uovo fatto come una volta ed un bottiglietta d’acqua 0.25 che neanche ricordavo più. Tra un hamburger servito alla maniera che Fonzie ed i Cunningham di Happy Days avrebbero fatto faville ed uno “jamon” galiziano, ecco la lista dei sapori per tapas ed appetitosi piattini che non sono proprio economici ma almeno danno un tocco in più all’atmosfera di Colonne e della vecchia Milano.

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Prezzo minimo 9 euro, 14 euro per lo più per un piatto completo.

A pranzo l’atmosfera è rilassata. La sera il posto, inaugurato l’autunno scorso, è diventano uno di quei “place to be” con signorine chiccose che alle ore 13, quando siamo andati noi, dormono ancora.

Noi di Milanoin proprio a pranzo siamo tornati, ieri, per un mega panino annaffiato di patatine e salsine colorate.

Niente di americano: la carne è galiziana.

Niente di poco saporito: il menù è quello dei campioni.

Ma se si pensa che tra piatto completo, acqua e caffé (il dolce proprio non ci stava) il prezzo è stato di poco più di 30 euro, non possiamo asserire con certezza lapalisssiana che la Drogheria Milanese sia uno di quei luoghi da non perdere per uno spuntino a pranzo.

E’ vero che offrono anche tisane e dopo cena, ma per far andare giù in conto così ci vuole altro.

Forse l’ambiente rilassato, la cortesia del servizio, il bel clima con tanto di aiuola verde fuori e design shabby chic candido dentro?

Okay ci avete convinto. Ma diciamo che per oggi staremo a stecchetto ;-).

DROGHERIA MILANESE
via Conca del Naviglio 7
www.drogheriamilanese.it

 

 

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C’era una Volta a Milano il Corteo dei Magi. E c’è ancora

Della tradizione dei Magi a Milano abbiamo sentito parlare in tanti.

Sappiamo che nel 325 d.C. Eustorgio venne nominato da Costantino governatore di Milano. Il popolo, per la sua santità, lo acclamò vescovo.

Deciso a recarsi a Costantinopoli per riferire e far approvare anche dall’imperatore la sua nomina ad alto prelato, Costantino lo benedisse e gli diede in dono le reliquie dei Magi che, allora, cominciarono un periglioso viaggio verso la nostra metropoli.

Durante il viaggio di ritorno dalla Terra Santa e risalendo la Penisola, infatti, custodite com’erano in un’arca che per la tradizione è la stessa tuttora ben visibile nella basilica di Sant’Eustorgio, le reliquie dei Magi salvarono il santo e il suo corteo dall’attacco di un lupo, che si unì al gruppo e trainò il carro dei pellegrini fino a Milano.

Arrivati in Porta Ticinese , esattamente dove oggi sorge la chiesa dei Magi, il carro si fermò e – dicono le fonti – “nessuna forza umana fu più in grado di smuoverlo”. Da quel gesto, inteso come un segno del Signore, Eustorgio decise di non traslare le reliquie in Santa Maria Maggiore (il primissimo Duomo di Milano), ma nel punto in cui il carro bloccò la sua corsa fece costruire la “basilica Dei Re”, oggi a lui stesso intitolata e che contiene giusto una tibia, una vertebra e due fibule dei sapienti dell’oro, incenso e mirra.

Federico Barbarossa le sottrasse nel suo sacco di Milano (1162) e le portò nel Duomo di Colonia dove tuttora si trovano.

Fu merito del Cardinal Ferrari se nel 1903 giusto quelle poche ossa dei tre Re venuti da Oriente poterono essere inserite in una piccola urna posta sopra l’altare dei Magi (qui sotto).

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Quel ricordo e quegli atti miracolosi divennero il culmine delle celebrazioni del Natale a Milano. Festività celebrate sin dalla notte dei tempi anche nella nostra città e, secondo il libro “El Natal Milanes“, l’Epifania era addirittura onorata con due cortei festivi.

Il primo, del tutto religioso ed attestato dalle cronache sin da 1336, consisteva nel passaggio delle spoglie dei Magi dalla Basilica di Sant’Eustorgio al Duomo e ritorno, con un momento di preghiera in Cattedrale – la Santa messa – ed una grande partecipazione della cittadinanza.

Il corteo era aperto da tre sacerdoti con in mano, a testa, la reliquia di uno dei tre Magi.
Una curiosità: arrivati al Carrobbio, i sacerdoti si fermavano per una sosta e qui l’oste della locanda vicina offriva loro tre sedie – Tri Scagnn. Quei “Tre Scranni” diedero il nome all’osteria che visse a quell’indirizzo fino a non molto tempo fa.

La seconda processione, invece, quella che in parte avviene ancora oggi, entrò nell’uso della cittadinanza dal XV secolo e per volere dei Duchi Visconti che mettevano a disposizione dei figuranti costumi e attrezzature.

Il corteo, con partenza da Piazza del Duomo, era così ordinato: trombettieri e vessilliferi in testa; seguiva il figurante dalla lunghissima asta con, sulla sommità, il profilo della stella cometa; quindi i Re Magi a cavallo (uno vecchio, uno giovane, uno nero – come insegna la tradizione) con in mano i doni per il Bambinello. Dietro di loro, servi vestiti da antichi romani, salmerie, animali come cavalli da guerra, cammelli, grandi cani, tutti tenuti a briglia o a guinzaglio da un un uomo di corte sontuosamente vestito.

 

Arrivati alle Colonne di San Lorenzo, Erode sedeva sul trono, quindi dava l’ordine ai suoi “bravi” di bloccare il passo.
Dalle parole ai fatti il passo era breve: botte da orbi non così tanto recitate finivano con la vittoria del corteo che arrivava alla Basilica di Sant’Eustorgio accolto sull’uscio da San Giuseppe (il sacrestano). Quindi, i Re Magi scendevano da cavallo, entravano nella chiesa approssimandosi al presepe allestito e qui, adoranti il Bambino, deponevano i doni.

Fuori dalle strade e nelle vie circostanti, la folla si disperdeva in un turbinio di wrfeste, colori, banchetti. I milanesi andavano alla taverna o all’osteria a mangiare e a bere certi che, il giorno successivo, tutti sarebbero tornati al buon vecchio tran tran “milanes”.

Dalla Milano da bere all’aperitivo che fa cultura contemporanea (Malibu e Ramazzotti)

Milano si racconta in media re, ovvero va direttamente al nocciolo della questione e parla di sé attraverso le campagne pubblicitarie e quelle di comunicazione. Minimo comune denominatore: il bere. L’obiettivo: farlo instillando goccia per goccia la cultura della responsabilità.

Da una parte c’è Malibu, che i frequentatori delle Colonne di San Lorenzo avranno visto aver allestito una mostra fotografica interattiva composta di 6 pannelli bifacciali. Fino al 20 settembre e con il Comune di Milano presentano i primi frame dei video realizzati ad hoc per il progetto con il motto di “Bevi ma con moderazione”. In pratica, nel luogo “clou” degli aperitivi milanesi e dello sballo, Piazza Vetra e dintorni, Malibu (Gruppo Pernod Ricard) propone attraverso sei filmati altrettante ricette per realizzare cocktail a base di Malibu. Non solo “cocco” ma anche app: “LAYAR” è scaricabile free con Hot Spot WiFi gratuito in loco (deo gratia, N.d.r.) tramite apposito QR Code. E non è una bugia.

E così, guardando quella realtà aumentata saltano alla memorie le pubblicità dei grandi amari, digestivi e rum che hanno avuto il Duomo come sfondo della loro storia.

Dal cartellonistica divenuta arte di Fortunato Depero e Marcello Dudovich
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alla rivisitazione del Cynar in chiave Elio e Le Storie Tese (con stilisti che alle soglie della Milano Fashion Week calzano a pennello)

oggi la nuova rotta è segnata dall’amaro Ramazzotti che dopo aver inventato la “Milano da Bere” (Marco Mignani, campagna 1986), ora torna alle sue origini ed ai suoi prodotti di punta – Amaro, Aperitivo, Sambuca – per offrirci una metropoli, o meglio, una domanda : “Posso offrirti una città?”.

Milano da bere - Ramazzotti

Tre vedute di Milano – lo skyline per Amaro, lo stadio di San Siro per la Sambuca e le Colonne di San Lorenzo per l’Aperitivo – raccontano con tre semplici immagini i nodi nevralgici e soprattutto il modo in cui i meneghini socializzano. Ovvero, bevendo.

Libiamo nei lieti calici ma con moderazione d’altronde, come direbbe il buon Ernesto Calindri, cosa c’è di meglio “Contro il logorio della vita moderna“?