Fabrique Milano, storia di un luogo che fa volare e il live degli Yo La Tengo

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Concerti Febbraio 2018 a Milano: 5 date da intenditori!

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Alfa Mist al Biko: la musica di qualità che suona a Milano

Vi avevo suggerito bene nella programmazione dei concerti da non perdere a inizio dicembre, vero?
Perché ci siete stati al concerto di Alfa Mist sabato 2 dicembre al Biko ?

D’altra parte me lo aveva detto Otta: “Questo lo devi vedere” e io ho imparato che i consigli di Otta – autentica macchina da guerra della programmazione del Biko – non si discutono, si accettano e basta.

Poi ho visto che su Facebook iniziavano a piovere gli “interested” e i “going” da un quantitativo di persone, e ho iniziato a temere una serata claustrofobica. Previsione puntualmente avveratasi quando, sospinto dalla pressione del pubblico, mi sono trovato a seguire il concerto praticamente appoggiato al bel piano elettrico Rhodes del signor Alfa.

Ed è proprio il suono ricco, vibrante e colorato dell’iconico piano Rhodes (probabilmente 20 anni più anziano del suo proprietario), insieme al suono grasso, grosso e cremoso dell’altrettanto iconico basso Fender Precision di Kaya Thomas-Dyke, a determinare l’impronta anni ’70 del gruppo. Completa la formazione Jamie Houghton alla batteria, che con la sua tecnica, i suoi cambi di tempo e il suo approccio veloce e asciutto modernizza un risultato finale che, altrimenti, potrebbe benissimo uscire da un’incisione Stax dei tempi che furono (non che questo sia un demerito).

Brani prevalentemente strumentali, apparente – solo apparente – semplicità delle strutture, e lunghe improvvisa-elaborazioni costruite non tanto su melodie, ma su scale e accordi sui cui Alfa riversa cascate di tasti bianchi e neri, senza sosta, con una vena malinconica intrisa di memorie soul, e punteggiata da sporadici cambi ritmici.

Tutto scorre con grande fluidità, con tanta aria che passa in mezzo ai suoni e li fa respirare. C’è un’aura particolare che permea questo trio, e che raggiunge un punto di particolare intensità durante l’unica parte cantata, dalla voce angelica dell’ottima Kaya.

Emerge anche qualche traccia di spoken word – che per un attimo proietta memorie di Gil Scott Heron à la “Winter in America” – ma in quantità ridotta rispetto a quello che ci si poteva aspettare.

Pubblico entusiasta. Bis e tris. E anche qui, come già constatammo in altre occasioni, presenza massiccia di persone sui 30 e under-30, per un genere musicale che taluni considererebbero “difficile” (mi vien da ridere) e da iniziati.

Io lo leggo come un’ulteriore dimostrazione che per la musica di qualità il “mercato” ci sarebbe, eccome, solo che è drogato da iniezioni massicce di porcherie che occupano gli spazi più grossi e visibili, e occultano ai più le cose belle. (Dilemma: quanto realmente l’offerta è determinata dalla domanda – come ci vorrebbero far credere – e quanto invece la domanda è creata artificialmente dall’offerta?)

Ma se c’eravate, tutto questo lo sapete già. Se non c’eravate, dopo aver rosicato leggendo la recensione, fatevi almeno questo regalino di Natale: Mark de Clive‐Lowe, prolifico musicista jazz/fusion neo-zelandese, sabato 16 dicembre torna al Biko in versione solista con il suo pianoforte. Segnato sul calendar, ci vediamo lì.

Photo:@Federica Cicuttini

Circolo Arci Magnolia: i concerti da non perdere e il live degli Holy Fuck

Il Circolo Arci Magnolia: “fuori da Milano, ma al centro dell’Europa”… e anche del Canada, in occasione del primo live in Italia dei toront-esi Holy Fuckcontinua a leggere Circolo Arci Magnolia: i concerti da non perdere e il live degli Holy Fuck